Memorie di un fuoruscito Una sera, del 1930, a Filadelfia, andai per curiosità a una conferenza del professor Gaetano Salvemini, e dopo che egli ebbe terminato la sua violenta diatriba chiesi di parlare e rivolsi al pubblico di americani che assisteva questa sola domanda: "Che cosa direste voi di un americano che venisse in Italia a dire agli italiani che il Governo di Washington è formato di ladri e assassini come afferma questo signore italiano del Governo del suo Paese? 11 Un'ondata di mormorii di approvazione fece eco a queste parole e il pubblico non consenu neppure piu al Salvemini di replicare. Tante parole, tante bugie. In vita mia non mi sono mai incontrato con quell'individuo, né in America né in nessun'altra parte dell'orbe ter- - racqueo. Semmai in Philadelphia nel 1930 egli avesse riportato un trionfo cosi'.clamoroso, qualche giornale di Philadelphia ne avrebbe dato la notizia. Una notizia di quel genere doveva sbucare ventun anni dopo nel Brasile! lo non ho mai asserito in nessun discorso e scritto che il Governo italiano fosse formato da ladri e assassini: questo sarebbe stato... esagerato. Affermai sempre che i numerosi delitti commessi dai fascisti, come l'assassi• nio di Matteotti, erano rimasti impuniti, o erano stati amnistiati, e che non c'era fondamento nell'affermazione fascista che prima della Marcia su Roma tutti i politicanti italiani erano stati ladri, ed ora erano diventati onesti. Nelle mie discussioni e polemiche non dimostrai mai eccessiva ammirazione per l'Uomo della Provvidenza che aveva sempre ragione. Non sento nessun bisogno di chiedere attenuanti per questo delitto. 12. Col vento i·n poppa Prima di tornare a Parigi, una sera facevo una conferenza sulla situazione italiana ad Hoboken, frazione della "grande New York," dove vivevano circa tremila miei concittadini di Molfetta (Bari). Essi, qur.Jla sera, formavano la maggioranza del mio pubblico. Naturalmente parlavo in italiano. Alla fine della conferenza entrò nella sala uno, tutto trafelato, e disse che un aeroplano proveniente dalla Svizzera, aveva volato su Milano per circa mezz'ora, spargendo manifestini antifascisti, ed era ritornato in Svizzera, ma qui si era sfracellato atterrando: chi stava sull'aeroplano i gìornali non dicevano. Ebbi un tonfo al cuore, pensando che forse qualcuna delle persone di Parigi a me care avesse lasciato la vita. A Parigi trovai tutti gli amici sani e salvi. Anche l'aviatore che aveva sorvolato Milano ed era poi caduto, Bassanesi, che si era rotto un piede, era fuori pericolo. L'altro che l'accompagnava, Gioacchino Dolci, colui che aveva guidato Oxilia nell'impresa di Lipari, era uscito incolume dall'avventura. L'aeroplano di Bassanesi aveva potuto arrivare a Milano dalla Svizzera, volare su Milano per· circa mezz'ora, e tornarsene in Svizzera; e nessun aeroplano fascista si era fatto vivo per molestarlo. La celebrata arma aerea di Italo Balbo era buona per le acrobazie destinate a imbambolare le folle, ma non era capace di iniziative serie. Questo si rivide l'anno dopo a 644 Bibloteca Gino Bianco
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==