Memorie di un fuoruscito 11. La scoperta dell'America Nel febbraio del 1930, mentre l'affare della cheddite era ancora sub judice, ritornai negli Stati Uniti. Giorgio La Piana aveva fatto ai colleghi di Harvard la proposta di affidarmi per un semestre un corso sulla politica estera dell'Italia dal 1871 al 1915 (sempre il corso di Londra del 1923!). Un altro insegnante assai autorevole, Langer, che conosceva alcuni articoli da me pubblicati durante la , Prima guerra mondiale nella Revue des Nations Latines, lo secondò. Fui cosf chiamato a insegnare, per quattro mesi, due ore la settimana col compenso di 5.000 dollari: tanto da vivere per due anni: una vera manna. Passai ad Harvard cinque mesi felici. Colleghi quasi tutti uomini di alto valore intellettuale e morale, cordiali e generosi, e un amico, come La Piana, al quale mi legai di un affetto che è cresciuto negli anni col crescere del rispetto per la sua dottrina e il suo carattere. Feci amicizia allora con Michele Cantarella e la sua giovane sposa Elena, che traduceva in inglese gli scritti che io stendevo in italiano: sono rimasto da allora in poi legato ad essi con un affetto che è cresciuto cogli anni. Beninteso che non persi occasione per fare conferenze sul fascismo nelle associazioni politiche, residenze universitarie (colleges), gruppi protestanti in Cambridge e vicinanze. Due esperienze mi dettero una felicità che è rimasta indimenticabile: quella della biblioteca universitaria e quella degli studenti. La biblioteca, una delle piu ricche del mondo, abbondantissima anche di cose italiane, rin1aneva aperta fino alle dieci di sera, e anche la mattina e il pomeriggio durante la domenica. Cioè era aperta precisamente quando gli alunni, liberi dalle lezioni, potevano frequentarla: incredibile a dirsi! era fatta per gli studiosi e non per gli impiegati. Questi avevano le loro ore libere quando gli studiosi non avevano bisogno dei loro servizi. Quando sopravvenne la depressione del 1932, il servizio domenicale e quello serale furono aboliti per fare economia di stipendi e di luce; ma rimasero sempre tutte le comodità, che mi facevano rimanere a bocca aperta. L'insegnante poteva, con l'aiuto del catalogo, andare a cercarsi da sé i libri, di cui aveva bisogno; quando arrivava al suo libro, lo trovava vicino ad altre decine di libri sullo stesso argomento, tutti rilegati: si portava nella sua stanza i libri che gli occorrevano e li teneva finché gli occorrevano; allora doveva metterli sui banchi a ciò destinati, e il personale della biblioteca li riportava a posto. Le stesse facilità erano concesse agli studenti anziani, che fossero raccomandati da un insegnante, e ad ognuno di essi era destinato nella biblioteca un cubicolo. Domandai a La Piana che cosa succedesse dei libri cos1 affidati alla misericordia del cielo. Mi rispose: "Qualche volta sparisce qualche libro; ma non vale la pena di rinunciare ai vantaggi di quella signorile ospitalità per qualche inconveniente che capita molto raramente. Del resto chi è sorpreso con un libro trafugato, è condannato ad anni di prigione, e la condanna e il nome del colpevole sono appiccicati nella guardia interna 638 BiblotecaGino Bianco
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