Memorie di un fuoruscito chie v1s1tein Italia. Era arrivato alla casupola di Le Cannet con le tasche piene d'esplosivo, proprio al momento in cui la polizia francese stava facendo la perquisizione. I due arrestati di Le Cannet erano poveri ladruncoli, senza ambizioni politiche. Berneri fu processato a Bruxelles il 22 febbraio per uso di passaporto falso e per porto d'armi, e Menapace, latitante, insieme con lui. Il Pubblico ministero insistette a segnare la differenza fra l'agente provocatore e la sua vittima. Il tribunale condannò Berneri a cinque mesi e Menapace a· sette mesi. Il processo contro Berneri, Cianca, Sardelli e Menapace ebbe luogo in Parigi il 4 giugno (Tarchiani era stato prosciolto, dopo che era stata accertata la identità del motore a benzina). Il Pubblico ministero insistette a tenere distinto l'agente provocatore "non meritevole che di disprezzo," e Cianca "uomo di onore." Sardelli fu assolto. Cianca, per avere ricevuto in consegna gli esplosivi, fu condannato a tre mesi e immediatamente liberato; Berneri, assente perché prigioniero in Belgio, ebbe sei mesi; Menapace, che si godeva in Italia i profitti del suo onesto lavoro, e non si presentò né a Bruxelles né a Parigi, per "ragioni di indole ben superiore" come egli ha scritto (Tra i fuorusciti, p. 113), si buscò una condanna di due anni. Il 18 giugno i quattro "terroristi" di Le Cannet furono processati a Nizza. Il loquace Mastrodonato, ebbe quattro anni per trasporto di esplosivi; Lusso ebbe un anno per porto d'armi illegale e per essere stato in Francia senza permù · de séjour. Gli altri due un anno per ricettazione di oggetti rubati. Farebbe opera storicamente utile, oltre che divertente, chi raccogliesse metodicamente le bugie o le mezze verità, che i giornali mussoliniani intesserono_in Italia intorno a questo nodo di fatti, come intorno ad ogni altro evento della politica interna ed estera italiana. La Stampa di Torino, 5 giugno 1930, nel resoconto del processo di Cianca, non fece mai il nome di Menapace: parlò di una "terza persona misteriosa." Il Corri.ere Padano di Italo Balbo nominò Menapace, ma ne fece un antifascista bello e buono. Il Corriere della Sera battezzò Mattre Torrès come comunista. Il Resto ·del Carlino scodellò innocentemente tutti i complotti contro la Società delle nazioni, contro la famiglia reale belga, contro la famiglia reale italiana, come se la polizia belga e la polizia svizzera non li avessero smontati. Quando venne la volta dei "terroristi" di Le Cannet, il Corriere Padano, 19 giugno, fece sapere che fra essi c'era una sola persona per bene: il povero Mastrodonato, un giovane ingenuo, estremista antifascista, le cui spese erano fatte dagli antifascisti di Parigi: da costoro gli erano stati affidati gli esplosivi che portava quando fu arrestato. Tutte queste frottole portavano alla stessa conclusione: gli antifascisti in Francia potevano congegnare complotti contro la famiglia reale italiana, o la famiglia reale belga, o qualunque altra famiglia reale di questo globo terracqueo, e potevano tenere in casa tremende quantità di esplosivi senza altro rischio che quello di essere condannati a pochi mesi di prigione. 636 BiblotecaGino .Bianco
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