Memorie di un fuoruscito Se mi fosse possibile, non ci metterei né uno né due per montare qualsiasi complotto che potesse aprire per qualche anno la porta della galera a certi messeri. Lasciamogli dunque la opzione fra la parte di spia e quella di provocatore. Berneri, appena si rese conto in carcere del tranello in cui era caduto, si comportò con fermezza e generosità perfetta. Fino allora non aveva mai dato nessuna risposta al giudice istruttore belga, rifiutando finanche di declinare il proprio nome. Ora depose, che la cheddite era stata affidata a lui da Menapace, e lui, per suggerimento di Menapace, l'aveva depositata presso Cianca senza che Cianca avesse partecipato ad alcuna idea di attentato. Sardelli non sapeva nulla di nulla. Da questo momento in poi il dramma precipitò verso il lieto fine: lieto naturalmente per noi. L'l l gennaio 1930, l'Agenzia telegrafi.ca svizzera pubblicò un comunicato ufficiale, secondo cui era completamente inventata l'informazione che gli antifascisti avessero offerto 2.000 dollari a un gangster di Chicago perché venisse a Ginevra a gettare una bomba contro la Società delle nazioni. Il 21 gennaio 1930 il ministro belga della Giustizia dichiarò che, "secondo risultava alle autorità belghe, 11 Berneri era stato condotto in Belgio da Menapace: ' Il Belgio non può ammettere pratiche di questo genere. Il pericolo presentato da agenti siffatti è che, trasportati dal loro zelo e ansiosi di giustificare la fiducia ad essi accordata, agiscono come certe spie in tempo di guerra, le quali per rivelare qualcosa creavano precedentemente quello che dovevano rivelare. Nessun Paese può ammettere nel suo territorio l'intervento di agenti che vengano misteriosamente a compiere operazioni intollerabili. Berneri era accusato solamente di avere portato una pistola ed avere fatto uso di un passaporto falso. Il 25 gennaio, il Governo svizzero annunziò ufficialmente che nessuna perquisizione a Gineva, a Parigi e a Bruxelles, aveva provato che esplosivi fossero stati portati a Ginevra per fini delittuosi. Le investigazioni non avevano in nessun modo provato che gli uomini arrestati in Parigi e in Bruxelles avessero avuto rapporti con persone viventi in Svizzera per eseguire attentati contro la delegazione italiana della Società delle nazioni e contro il treno della famiglia reale belga. Viceversa è resultato che un Menapace, persona di carattere equivoco, associato con Bemeri, venne a Ginevra con la sua amante. Poi dalla Francia meridionale venne la notizia che quel Lussu, arrestato a Le Cannet, si chiamava esattamente Lusso, e non aveva nessuna parentela con Emilio Lussu, l'evaso da Lipari. Inoltre il loquace Mastrodonato, che diceva di essere fuggito dall'Italia senza passaporto, era munito di passaporto regolare italiano, e mentre stava in Cannes aveva fatto parec635 Bibloteca Gino Bianco
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