Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuoruscito quella cheddite fosse arrivata nell'abitazione di Cianca e Sardelli. Senza risolvere quel problema, non si poteva fissare nessuna linea di difesa. Ma1tre Torrès, che difendeva sempre con impegno ed affetto e gratuitamente tutti gli antifascisti italiani processati, aveva diritto, quale avvocato difensore, secondo la procedura francese, di conoscere, durante l'istruttoria, gli elementi dell'accusa. Ci disse che contro Cianca c'era una lettera, nella quale Berneri gli raccomandava di aver cura del "cagnolino"; e il "cagnolino," ovviamente la cheddite, era stato trovato nella camera di - Cianca e Sardelli. Come quella lettera era arrivata nelle mani della polizia? Berneri solo poteva rispondere a questa domanda. Scrissi alla moglie di Berneri, donna di eccezionale intelligenza e fermissimo carattere, che venisse a trovarmi. Come Donati faceva per me ricerche all'Istituto cattolico, cosf lei prendeva sui quotidiani italiani raccolti al Museo della guerra gli appunti che mi occorrevano. Pagavo lei e Donati a ore. E, firmato da mia moglie, un assegno per 525 franchi a Giovanna Berneri, in data 28 ottobre 1929, si trova trionfalmente riprodotto in facsimile nel libro di Menapace Tra i fuorusciti, pp. 53 e 76, come prova che io pagavo Berneri "per le bombe destinate alla Società delle nazioni." Mi costavano ben poco quelle bombe. Dissi alla Berneri della lettera di suo marito a Cianca per raccomandare il "cagnolino"; Berneri solo poteva dare la spiegazione di quella sua lettera, e della via per cui essa era arrivata dove stava ora. Giovanna mi disse: "Mi dia due ore di tempo." Ritornò due ore dopo: "La spia è Menapace: tanto lui quanto la sua donna sono scomparsi dalla loro casa, portando con loro i mobili." Menapace! Quello stesso che aveva fatto sparire dalla casa di Miglioli il materiale destinato alla esposizione di Colonia! Fra Giovanna e me chiarimmo senza difficoltà quello che era avvenuto. Espulso dalla Francia alla fine del 1928, Berneri non aveva potuto ottenere il permesso di soggiorno nel Belgio, ed era tornato clandestinamente a casa sua. Menapace nell'ottobre 1929 si era stabilito a Versailles,· ed aveva persuaso Berneri ad andare a nascondersi presso di lui, dato che nella casa propria poteva essere sorpreso da un momento all'altro, in qualche discesa della polizia. C'era per aria il progetto dell'attentato alla vita di Rocco. Menapace, che era a parte del progetto, condusse Berneri in automobile a Bruxelles; ma alla stazione di Bruxelles, Berneri fu arrestato mentre Menapace spariva. Berneri aveva affidato la lettera del "cagnolino" a Menapace, perché la recapitasse a Parigi. E Menapace aveva fatto della lettera quanto era naturale che facesse una spia. In una lettera pubblicata su Il merlo giallo di Roma, 6 maggio 1948, Menapace dichiarò: "La mia attività fra i fuorusciti è stata sempre quella di uno zelante osservatore [...] . Ma mai e poi mai di provocatore." Però, a p. 111 del libro Fra i fuorusciti' si legge: 634 BiblotecaGino Bianco

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