Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuoruscito trici: intellettuali di sentimenti sinceramente democratici, medi e piccoli proprietari, operai, contadini. Il programma di Giustizia e Libertà è il programma minimo che il Governo provvisorio della nuova repubblica democratica italiana dovrà attuare nel breve periodo del trapasso rivoluzionario dal regime fascista al nuovo regime libero. Nel nuovo regime libero, e prendendo come punto di partenza le forme economiche e politiche propugnate da Giustizia e Libertà e attuate dal Governo provvisorio, ogni partito si riorganizzerà come ~glio crederà, con un proprio programma, prèndendo come punto di partenza lo stato di fatto creato dalla vittoria del programma minimo rivoluzionario immediato di Giustizia e Libertà. Il programma di Giustizia e Libertà è stato pubblicato sei mesi or sono. Finora nessun partito ha pubblicato nessun programma diverso. Perché? Perché tutti sentono che un programma minimo immediato piu pratico di quello compilato da Giustizia e Libertà non è possibile proporlo in Italia a coloro che lottano per la libertà italiana. Quel programma minimo immediato non obbliga nessuno ad aggiogarsi al carro di nessun partito, e perciò non suscita né sospetti né divisioni fra gli uomini che debbono operare in Italia. Quel programma minimo immediato serve ad orientarli ed a tenerli insieme. I programmi dei partiti, invece, servirebbero a dividerli e a paralizzarli con discussioni e gare intestine. Nella nuova repubblica democratica italiana ogni partito innalzerà la sua bandiera. Anche oggi fuori d'Italia, ogni partito fa bene a mantenere alta la sua bandiera. Ma in Italia una sola bandiera è utile, una sola bandiera è necessaria: quella della lotta rivoluzionaria antifascista per il programma minimo immediato di Giustizia e Libertà. Le idee di Giustizia e Libertà furono vituperate dai comunisti, come timide,' borghesi, conservatrici, addirittura fasciste. Ma quando la dittatura fascista cadde, nessuno smantellò nulla. I comunisti erano certi che sarebbe venuto Baffone a far piazza pulita del passato in una palingenesi universale: perciò non si .occupavano dei pannicelli caldi proposti da Giustizia e Libertà; anzi in attesa del nuovo cielo e della nuova terra, consentirono finanche ad inserire in blocco nella costituzione il concordato Pio XI-Mussolini; metodo piuttosto originale per arrivare alla fine della società capitalista. E siccome Baffone non venne, e gli antifascisti di sinistra non potevano far nulla di serio senza la collaborazione dei comunisti, l'Italia post-fascista rimase su per giu quella che era stata l'Italia fascista: fu un miracolo se furono mandati in soffitta prima Vittorio Emanuele III e poi il suo figliolo. Giustizia e Libertà non intendeva promuovere una rivolta contro la Concentrazione. Carlo Rosselli aveva verso Turati 'una tenerezza quasi filiale, e finché Turati fu vivo, evitò quanto potesse condurre ad una rottura definitiva. Ma l'esperienza dei due anni precedenti aveva dimostrato che la Concentrazione non era che un frammento della tradizionale democrazia italiana, trasferitasi - o meglio costretta a trasferirsi - all'estero; e quale era uscita dall'Italia, tale si perpetuava immobile a Parigi. Scarsissimi i rapporti con l'Italia. Nessuna intenzione di fissare punti programmatici, intorno a cui raccogliere consensi o provocare dissensi, e cosf preparare idee concrete per il giorno in cui fosse stato necessario assumere la responsabilità di una successione. Ogni attrito aperto fra Concentrazione e Giustizia e Libertà fu evitato grazie ad un modus vivendi: Giustizia e Libertà 631 Bibloteca Gino Bianco

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