Memorie di ttn fuoruscito cui alcune morirono nei giorni seguenti. 20 Gli emigrati potevano e dovevano fare all'estero quel che non poteva essere fatto dagli antifascisti rimasti in Italia: aiutarli a mantenere viva la tradizione democratica, evitando che la vittoria della dittatura divenisse totale e definitiva. Gli antifascisti rimasti in Italia non potevano riunirsi per elaborare nuove opinioni collettive attraverso libere discussioni. Questa elaborazione dovevamo farla noi antifascisti, che vivevamo liberi all'estero, ed importare in Italia i resultati delle nostre discussioni, funzionando come l'Italia che pensava e preparava le idee per quegli italiani che, o prima o poi, avrebbero dovuto agire. Bisognava, perciò, importare in Italia la massima quantità possibile di stampa clandestina, la quale diffondesse un nuovo pensiero, meglio adatto alle nuove necessità della lotta antifascista. Chi diffondeva quella stampa, formava una rete di uomini, che in un momento di crisi - nessuno poteva prevedere quando e come - sarebbero usciti dalla oscurità e si sarebbero spinti in prima linea, con idee chiare su quanto dovessero fare, orientando le inquietudini non piu inerti, ed evitando sperperi di forze preziose attraverso iniziative confuse e contraddittorie. Giustizia e Libertà convocava in Italia alla resistenza attiva contro la dittatura ·uomini provenienti da tutti i partiti antifascisti, purché accettassero il metodo della libertà. Non domandava l'adesione a nessun dogma economico, liberista o dirigista che fosse. Domandava solo l'impegno 'di dedicarsi a ristabilire in Italia le libertà personali e le libertà politiche dei cittadini. Ma nello stesso tempo raccomandava, qualora sopravvenisse una crisi, di non essere cos1 ingenui da lasciare intatte le costruzioni presenti, in attesa che una Costituente di là da venire inaugurasse un nuovo cielo e una nuova terra. Giustizia e Libertà impegnava i suoi aderenti a smantellare immediatamente, nel periodo del trapasso dal regime fascista al regime libero, le strutture politiche ed economiche fasciste, e quelle strutture prefasciste che avevano reso possibile il sorgere della dittatura e facevano ormai corpo con essa; come la monarchia. Lasciare intatte quelle strutture sarebbe stato lasciare sgombra la via per :una nuova offensiva fascista a breve scadenza. Quindi occorreva confiscare senz'altro i beni di tutti coloro che avevano partecipato alle responsabilità politiche della dittatura nei gradi piu alti della gerarchia, e socializzare immediatamente le imprese di pubblica utilità o monopolistiche e quelle che non potevano vivere senza gli aiuti del Governo. Sarebbe toccato poi al popolo italiano riorganizzato in partiti di sua scelta il compito di risolvere, attraverso la libera concorrenza fra i partiti, i problemi permanenti, che un regime provvisorio non avrebbe né potuto né dovuto compromettere. Nel numero del 24 settembre 1932 del Bollettino mensile della Federazione Giustizia e Libertà del Nord America, di cui in New York aveva 2Q Secondo l'autorevole opm1one dell'allora dirigente della squadra politica della questura di Milano, l'attentato sarebbe stato opera di fascisti estremisti, che si proponevano con esso di eliminare il re e fare di Mussolini il capo dello Stato. Si veda sull'episodio: ERNESTO Rossr, La pupilla del duce: l'OVRA, Guanda, Parma 1956, pp. 35-8. 629 BiblotecaGino Bianco
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