Memorie di un fuoruscito Prima di imbarcarmi per l'Europa, ricevei in New York un biglietto di Lauro De Bosis, che desiderava parlarmi. Non lo avevo mai incontrato, e diffidavo di lui, perché era segretario della società Italia-America, la quale, sorta nel 1920 per promuovere buone relazioni fra i due Paesi, era divenuta dopo il 1922 fucina di "propaganda" fascista. (Le buone relazioni fra due Paesi sono intese sempre come buone relazioni fra i Governi dei due Paesi.) Esitai perciò ad accettare l'invito. Alla fine mi decisi. E fui ben contento della mia decisione. De Bosis, bel giovane di ventotto anni, mi conquistò subito con la sua semplicità e franchezza. Mi disse che aveva dapprima seguito con simpatia il movimento fascista, per reazione ai disordini senza capo e senza coda succeduti alla Prima guerra mondiale: nella sua inesperienza aveva visto nel fascismo un risveglio del sentimento nazionale. Ma la politica non lo aveva mai interessato come lo studio e la poesia. In politica era "liberale" come Croce, nel senso che la parola aveva allora in Italia, e cioè conservatore dell'Italia quale era stata creata dal Risorgimento. E nel 1925 aveva preso anche lui posizione contro il fascismo. Venuto negli Stati Uniti una prima volta nel 1924 e una seconda volta nel 1926, era stato indignato dal discredito che la "propaganda" fascista gettava sul popolo italiano, descrivendolo come una accozzaglia di idioti semibarbari, che in ses~ant'anni di regime libero non avevano imparato né a leggere, né a scrivere, né a lavarsi; non avevano costruito né strade né ospedali; si erano lasciati governare dalla mafia e dalla camorra; nessuno aveva voglia di lavorare; tutti rubavano; ma Mussolini aveva fatto il miracolo di incivilire quel popolo mettendolo alla cura del bastone e dell'olio di ricino. Offertogli nel 1928 l'ufficio di segretario dell'Italia-America aveva eliminata la "propaganda" fascista dalle attività della società, e dedicava il suo lavoro a far conoscere quell'Italia che fa parte della civiltà mondiale e che esisteva prima che venisse Mussolini, e avrebbe continuato ad esistere dopo che Mussolini fosse scomparso. Mi domandò che cosa avrei pensato se un aeroplano avesse volato su Roma, esortando gli italiani a metter fine alla loro vergogna. Io non ho mai eccitato altri ad iniziative alle quali io stesso non dovessi partecipare. Ma non ho mai detto una sola parola per sconsigliare una iniziativa che mi sembrasse utile per quanto pericolosa. Ho fatto presenti le difficoltà; ho discusso le possibili conseguenze dell'impresa; ho consigliato; se ho potuto dare una mano, ho fatto del mio meglio. Lo stesso feci con Lauro. Gli dissi che se fos~e stato tecnicamente possibile, avrei applaudito di cuore. "È possibile," replicò. 10. Giustizia e Libertà Al ritorno dall'America, nelrestate del 1929, ebbi una delle piu _grandi g101e della mia vita. 627 BiblotecaGino Bianco
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