Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuoruscito ammirabile un regime politico, nel quale "gli operai erano tenuti al loro posto"; questi applaudivano ai propagandisti del fascismo, e non c'era nulla da fare per dissuaderli. Quello che era strano era di trovare ammiratori del duce dove meno ve li sareste aspettati. Una esperienza - fra le piu inaspettate della mia vita - la ebbi a San Francisco di California. Capitai in quella città, proprio mentre ci si teneva una "convenzione," cioè una riunione di funzionari delle organizzazioni operaie della . California. I miei amici antifascisti pensarono che quella sarebbe stata una buona occasione per far sentire il nostro verbo. Si combinò che io avrei inaugurato la "convenzione" con un discorso sul tema: Che cosa è il sindacalismo fascista. C'erano alcune centinaie di organizzatori. Cominciai con lo spiegare come qualmente le organizzazioni sindacali fasciste non erano libere: gli operai vi erano isq:-itti di ufficio e non avevano nessun diritto di ritirarsene. Il mio pubblico cominciò ad essere interessato in quel che dicevo. Gli operai, volessero o non volessero, dovevano pagare le quote al loro sindacato, anzi le quote erano trattenute dai padroni sui salari e versate direttamente ai sindacati, senza che i funzionari di questi dovessero ammazzarsi di fatica per tenere fedeli i soci, riscuotere le quote, dimostrar loro che li rappresentavano lealmente nei rapporti coi padroni. Il pubblico manifestava segni evidenti, non di meraviglia, ma di ammirazione. I contratti di lavoro, continuai, eran fatti dai segretari dei sindacati coi segretari dei padroni, senza che gli operai venissero consultati in precedenza dai loro segretari; i contratti cosf conclusisi erano senz'altro definitivi; i segretari li comunicavano alle assemblee, e l'operaio che trovava da ridire e insisteva a ridire, era bastonato o mandato a domicilio coatto. Segni evidenti di entusiasmo nel mio pubblico. Il sindacalismo fascista era il sindacalismo ideale per quei segretari dei sindacati americani - probabilmente per i segretari dei sindacati in qualunque Paese del mondo. Chi parla ad un pubblico, sente ben presto quali sono le reazioni del pubblico, per poco che abbia pratica di parlare. Dopo un quarto d'ora che concionavo, sentii che io stavo facendo una conferenza di propaganda fascista, in onore e gloria del duce. Smisi senz'altro di parlare, lasciando in asso quel pubblico di "liberi" organizzatori, e me ne andai. Al ritorno dalla California, passai da Cambridge (Mass.) per conoscervi Giorgio La Piana. Questi, dopo aver fatti buoni studi a Monreale e a Palermo, era andato nel primo decennio di questo secolo a visitare parenti emigrati a Chicago. Un amico, notando la intelligenza sveglia del giovane e le sue buone conoscenze in storia del cristianesimo, gli aveva consigliato di andare a visitare la università Harvard, dove avrebbe trovato persone che lo avrebbero· apprezzato. La Piana segui il consiglio. E ad Harvard lo presero prima come instructor, poi come insegnante di storia della Chiesa. Nel 1929 aveva raggiunto grande autorità e l'apice della carriera. Diventammo ottimi amici e mi presentò ai suoi colleghi, fra i quali vi erano alcuni fra i migliori storici americani di allora e di oggi. 626 BiblotecaGino Bianco

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