Memorie di un fuoruscito riferivano gli am1c1, era nella Svizzera italiana. In Inghilterra gli italiani erano poche noci in un sacco, e non c'era da aspettarsene alcun aiuto apprezzabile né contro né per il fascismo. Gli Stati Uniti, coi quattro milioni di italiani, che vi avevano raggiunto un benessere non mai sognato in Italia, li pensavo come un prolungamento della Francia e della Svizzera italiana, ed ero persuaso che una seria organizzazione antifascista vi avrebbe trovato gli appoggi morali e finanziari necessari ad una vasta lotta contro il fascismo fuori d'Italia e in Italia. Nel 1927, sbattuto di qua e di là come una anima dannata da quell'impresario assassino, non ero venuto a quasi nessun contatto con gli italiani. Nel 1929 tornai in America col proposito di studiare gli ambienti italiani e vedere che cosa fosse possibile ricavarne. Non tardai molto per concludere che ero del tutto fuori strada. Non mancavano uomini e donne di bella fibra intellettuale e morale. Ne conobbi a New York due, Roberto Bolaffio e sua moglie Maritza, emigrati da Gorizia per le persecuzioni fasciste, e ad essi mi unii con amicizia fraterna, che mi ha sempre da allora in poi confortato nella vita. Ne incontrai altri qua e là, specialmente in California. E intorno a questi individui di tipo superiore si raccoglievano uomini e donne di cultura modesta ma di animo nobilissimo. Parecchi erano operai, che avevano dovuto emigrare negli Stati Uniti, per non monre di fame o per non essere àmmazzati in Italia. Ma colla grande maggioranza, il meglio che si poteva fare era girar largo. Eran quasi tutti lavoratori accaniti, legati alle famiglie vicine o lontane con eroici vincoli di sacrificio. Arrivati in America analfabeti, scalzi e con la bisaccia sulle spalle, avevano attraversato difficoltà e patimenti inauditi, disprezzati da tutti perché italiani. Ed ora si sentivano ripetere, anche da americani, che Mussolini aveva fatto dell'Italia un gran Paese, e non c'erano disoccupati, e tutti avevano il bagno in casa, e i treni arrivavano in orario, e l'Italia era rispettata e temuta nel mondo. Chi diceva il contrario, non solo distruggeva la loro Patria ideale, ma li feriva nella loro dignità personale. L'Italia e il Governo italiano e Mussolini facevano nel loro spirito una unità indivisibile; criticare Mussolini era combattere l'Italia ed offendere loro stessi in persona. Lavoro di verità si poteva fare solamente negli ambienti di lingua inglese, dove il desiderio di imparare era grande, ed era possibile diffondere informazioni onestamente accertate. Beninteso che in questi ambienti dovevate essere attenti a non offrire un solo dato di fatto, che potesse essere smentito vittoriosamente. Il primo impulso dell'americano (e inglese) è di giudicarvi uomo di buona fede e credervi; ma se vi lasciate cogliere una sola volta in fallo di leggerezza o di slealtà, potete sparire dalla circolazione. Neanche negli ambienti americani si camminava sempre su sentieri cosparsi di rose. Ve ne erano che ammiravano Mussolini perché "i treni arrivavano in orario," e ve ne erano che si davano ad ammirarlo non appena voi spiegavate che uomo realmente era. Non parlo di coloro che trovavano 625 Bibloteca Gino Bianco
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