Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuoruscito Alcune fra le controversie avute con quell'individuo e con altri, le raccolsi in una collezione di opuscoli intitolati ltaly today [ Italia oggi] e pubblicata a Londra fra il 1929 e il 1932. Forse meriterebbero di essere oggi tradotte e stampate in Italia. Molte delle invenzioni che la "propaganda" fascista metteva in circolazione allora fuori d'Italia, continuano a circolare tuttora in Italia. Le persone, che negli anni del regime mussoliniano non erano arrivate ancora all'età della ragione, ne sanno oggi, sui fatti di allora, meno di quel che sanno sull'Egitto di Tutankamen o sulla preistoria dell' · Australia. Se questo loro passato fosse fatto conoscere, non sarebbe male. Alla fine del 1928 Alvin Johnson, direttore del New School for Socia! Research di New York, mi incaricò di un corso di lezioni sulla storia della politica estera italiana (il corso che avevo fatto a Londra nel 1923). Io avevo esauriti i fondi guadagnati in America nel 1927, e non mi parve vero di ritornare a fare l'ebreo errante. Finito il corso al New School feci un giro di conferenze fino alla California. Ma non volli saperne di un impresario. Feci da impresario a me stesso, mettendo a profitto gli amici, che avevo fatti due anni prima. Era vita faticosa. Ma mi stimavo fortunato di risolvere cosf il mio problema, a differenza di tanti altri, che non potevano uscire dalla Francia, e qui facevano la fame. Eppoi cercando di far cono• scere le condizioni reali dell'Italia sotto la dittatura fascista contribuivo, come solamente potevo, all'opera di coloro, che in Italia resistevano alla dittatura e finivano in galera o al confino. Anche allora ebbi alcuni debates. L'oratore fascista descriveva il popolo italiano come inetto a governarsi da sé, che aveva avuto bisogno di Mussolini per imparare a lavorare e a fare il bagno (il bagno era argomento efficacissimo per gli americani). Io rispondevo che i fascisti per sollevare su un piedistallo di falsa gloria un uomo solo, gettavano fango sulla Nazione intera, a cui appartenevano; e come potevano far credere che quel popolo di selvaggi era diventato in non piu che sei anni un grande popolo civile, per opera e virtu in un uomo solo? Debbo dire che queste nuove esperienze nel genere letterario del debate finirono col disgustarmene a morte. Nel debate voi dovete non ta.nto informare meglio che potete il vostro uditorio, quanto stare in guardia contro il vostro avversario, e sorvegliarlo come il gatto fa col sorcio, per saltargli addosso non appena ve ne offre il destro. Dovevo eliminare argomenti, che mi sembravano eccellenti, ma erano difficili o lunghi a spiegare, e preferire argomenti di portata mediocre, ma facili per chi parla ad essere presentati, e per chi ascolta ad essere capiti, specialmente se chi deve capirli si trova in istato di digestione. Genere letterario immorale e demoralizzante, di cui mi vergognavo mentre vi partecipavo. Dopo di allora non volli piu saperne. Invece mi piacevano assai le domande, che il pubblico mi rivolgeva dopo che avevo finito di parlare, e che duravano mezz'ora. Era come giuocare a palla, e mi duole che l'uso non sia generale in Italia. In Parigi e negli altri centri francesi, in cui si raccoglieva la emigrazione italiana, gli antifascisti prevalevano sui fascisti. Lo stesso, da quanto 624 BiblotecaGino·sianco

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