Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuoruscito 9. Londra 1928 e America 1929 Passai l'intero anno 1928, meno l'estate, a Londra. Di qui, Luigi Villari, sfruttando il nome di suo padre - parecchi credevano che fosse lui l'autore del Savonarola e dei Primi due secoli della storia di Firenze - inondava l'Inghilterra con libri, conferenze, lettere ai giornali, in cui raccontava tutte le frottole che gli venivano in testa sulle vergogne dell'Italia prefascista e sui miracoli mussoliniani che avevano fatto di quella sozzura un capolavoro di ordine, decenza, universale felicità, un paese di samurai. Al suo libro The awakening of ltaly [Il risveglio d'Italia], io avevo opposto il mio Fascist Dictatorship in ltaly, uscito negli Stati Uniti nella primavera del 1927. Ma non ne ero soddisfatto: durante il 1928 lo rifeci da cima a fondo, e lo ripubblicai a Londra. Di questo volume feci preparare alcune copie con copertine di libri osceni, e le mandai in Italia. Essendo libri osceni, ero sicuro che la censura fascista li avrebbe lasciati passare. Una copia la mandai a Benedetto Croce ed arrivò. Mi dedicai inoltre ad inseguire il "propagandista" nei giornali, smentendolo con testimonianze o documenti o argomenti, che egli non potesse demolire.· Per fortuna c'era al British Museum la collezione del Corriere della Sera, e con quell'aiuto non mi riesciva difficile scoprire, se non tutti, almeno parecchi dei suoi altarini. Impiegavo al British Museum il tempo, che non era preso dai lavori alimentari. Gli amici rimasti in Italia (Bauer, Parri, Ernesto Rossi, Traquandi, Zanotti-Bianco) mi mandavano libri, opuscoli, copie di giornali, statistiche ufficiali, documenti. Tarchiani aiutava assai da Parigi. Non mi detti mai tregua. Mi serviva da pungolo il pensiero di quelli che in Italia facevano vita ben piu pericolosa della mia. Ogni minuto, che sottraevo al mio compito di secondarli meglio che potevo, mi sarebbe parso indegno di perdono. Debbo confessare che piu volte mi sentii disarmato innanzi alla fecondità di quello sciagurato che non aveva bisogno di documentare le sue frottole: bastava che le inventasse, e la sua fantasia era onnipotente. Io invece dovevo procedere cauto e lento. Gli inglesi dicono che il tempo necessario alla verità per allacciarsi le scarpe, basta alla bugia per fare il giro del mondo. Sentivo una certa ripugnanza a maltrattare il figlio di un uomo che mi era stato maestro affettuoso. Ogni volta che scrivevo il suo cognome, mi pareva di vedermi sorgere innanzi la immagine del padre, che mi pregasse di tacere. Vincevo la riluttanza, ripensando quel che diceva il grande penalista lucchese del secolo XIX, Francesco Carrara, quando gli parlavano di suo figlio: "I figli non si fanno con la testa." E sono stato sempre convinto che Pasquale Villari, che era un galantuomo, se fosse stato vivo, avrebbe dato ragione a me, e non a quel figlio là. Ma il disagio di scrivere quel cognome mi turbava sempre. Alla fine, dopo non pochi patemi d'animo, scoprii il mezzo di superare quel disagio: scrissi Luigi xxx, sopprimendo il cognome, e cosi potei procedere piu spedito. 623 Bibloteca Gino Bianco

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