Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuorusdto da Les Imprimeries générales, rue Tenard 5), p. 82, si è vantato di questa impresa. Si salvarono alcuni album di ritagli di giornali, messi in ordine da Luigia Nitti - album che conservo tuttora. Sono disgrazie che capitano anche ai piu prudenti. Ma in Parigi nessuno credé necessario preoccuparsi di quella sparizione. L'ambiente formicolava non solo di spie, ma anche di persone che non capivano la necessità di tenersi in guardia dalle spie. Menapace mise a profitto la garenzia dell'imperturbabile Miglioli e la generale trascuratezza, e si specializzò a lavorare fra gli anarchici. Quale parte abbia avuto nella uccisione della spia Savorelli, non è chiaro. Nel suo libricciattolo, Tra i fuorusciti ( p. 80), afferma che Pavan fu spinto ad uccidere Savorelli da Miglioli e da Berneri. Siccome Menapace era pane e cacio con Miglioli e Berneri, è difficile che Menapace non abbia saputo dall'uno, o dall'altro, o da ambedue, quel che bolliva in pentola. Comunque, sta il fatto che quando Pavan fu messo in prigione per quella uccisione, Menapace gli mandò abiti e nutrimento a proprie spese - cioè a spese di Mussolini. E anche questa generosità dové accreditarlo presso Berneri. Mentre Menapace si teneva alle spalle di Berneri, scatenandolo contro Donati, Bazzi si teneva alle spalle di Donati, scatenandolo contro Berneri. E l'uno accusava l'altro d'essere spia. Menapace pagava le pubblicazioni in cui Berneri accusava Donati (Tra i fuorusciti, pp. 89-90). E Donati, che era squattrinato non meno di Berneri, trovava probabilmente presso Bazzi il denaro per le sue pubblicazioni. Io ero disperato per quelle polemiche: Donati e Berneri mi erano entrambi. assai cari, e mi sarei fatto tagliare una mano piuttosto che credere l'uno o l'altro capace di tradire: eppoi quello scandalo discreditava tutti i fuorusciti di qualunque colore. Ma allora non avevo modo di determinare quali persone stavano dietro all'uno e all'altro. Berneri faceva vita clandestina, ed io non potevo incontrarmi a discutere con lui. Donati veniva, sf, spesso a trovarmi, perché faceva ricerche nella biblioteca dell'Istituto cattolico di Parigi per un lavoro che preparavo sulle relazioni fra Pio XI e Mussolini. Ma, fedele al mio metodo di non domandare mai informazioni riservate, non gli domandavo mai a quali fonti attingesse certe informazioni, che non erano del tutto false, ma erano tendenziosamente alterate per discreditare Berneri: mi limitavo a provare di convincerlo che ,era fuori strada. E lui, alla sua volta, non mi disse mai di avere alle spalle Carlo Bazzi: se mi avesse data questa informazione, avrei rotto con lui ogni rapporto, come avrei fatto lo stesso con Berneri, se avessi saputo che alle sue spalle c'era Menapace. La mia cura di non domandare mai informazioni su ciò che non mi riguardava, mi faceva giocare a mosca cieca. Ma come si fa a vivere in questo mondo senza peccare a volte per eccesso, a volte per difetto? 622 BiblotecaGino Bianco

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