Memorie di un fuoruscito cogliere armi ed esplosivi per una "grande" insurrezione in Italia. Fu ucciso nel marzo 1928, in Parigi, da un antifascista, Pavan, mentre desinava in casa di un altro romagnolo, Serracchioli, agente dello spionaggio fascista nella Francia e nel Belgio. I fascisti lo canonizzarono come uno dei loro martiri (non dissero che aveva servito come spia e agente provocatore). Savorelli era aggregato al gruppo Bazzi. Ho già detto che io ero persuaso che Bazzi fosse una spia. Non potevo appoggiare questa mia convinzione su nessuna prova, salvo i suoi precedenti fascisti. Ma col tempo vennero alla luce alcuni dati di fatto, che mi confermarono nella mia persuasione. Eccoli. Nell'ottobre del 1936, in Spagna, un colonnello Vagliasindi - avanzo della spedizione D'Annunzio su Fiume del 1919 - fu arrestato nelle file antifasciste ed antifranchiste in cui militava, perché sospettato di essere spia. Fra le carte trovate nella sua abitazione, c'era una corrispondenza col Bazzi, nella quale il Vagliasindi si lamentava del modo come era stato trattato dai fascisti. Bazzi gli rispondeva, raccomandandogli furberia: non si attaccasse subito ai pezzi grossi; c'era da fare parecchio contro i fuorusciti; prima di tuttp continuare nella campagna contro Berneri. Bazzi domandava l'aiuto del Vagliasindi per questo scopo immediato, pronto :t dare il suo alle iniziative del Vagliasindi. La moglie di Berneri, alla quale debbo questa informazione e che prese visione di quella corrispondenza in Barcellona alla fine dell'ottobre del 1936, mi dice che la corrispondenza apparteneva al periodo delle polemiche feroci tra Berneri e il gruppo Bazzi (anni 1927, 1928, 1929). Lo stesso Vagliasindi ci riappare in un rapporto, 29 gennaio 1937, presentato al caposervizio del SIM (Servizio informazioni militari) da quel colonnello Emanuele, che organizzava allora l'assassinio di Carlo Rosselli. In questo rapporto si legge: Come è noto [ Vagliasindi] è il comandante dei migliori battaglioni rossi cost1tu1t1 purtroppo da elementi italiani. Su questi battaglioni il comando rosso fa, a quanto mi risulta, grande assegnamento, sia per la qualità del comandante e degli uomini, sia perché sa che nelle inevitabili battaglie di domani essi si troveranno di fronte ad altri italiani: questione in cui il fattore morale e politico internazionale gioca enormemente. Ma Vagliasindi non è rosso, né per temperamento, né per educazione. È piu che altro uno scontento. Sicuro che chi di dovere acconsentirebbe a stendere un velo sul suo passato, e comunque senza condizioni, vorrei cerca.re di guadagnarlo alla nostra causa e di fargli compiere un gesto di nuova e completa dedizione alla patria [ ...]. Sto lavorando in Italia e lavorerò in Francia per stabilire il contatto con il Vagliasindi. E in un altro rapporto .del 3 febbraio 1937: Affare Vagliasindi - Scopi: noto. Sto mettendomi in relazione con alcuni parenti, che possono facilitare la presa di contatto.17 17 I documenti riprodotti sono tratti da CLARA CONTI, Servizio segreto, Donatello De Luigi Editore, Roma 1945, pp. 233 e 216-17. 620 Bibloteca Gino Bianco
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