Memorie di un fuoruscito Nell'estate del 1927 tornai a Parigi. Qui trovai fra gli italiani un ambiente nuovo. Dal novembre del 1926 in poi si era avuta dall'Italia una vasta emigrazione di intellettuali antifascisti, in seguito all'attentato (simulato) di Anteo Zamboni a Bologna contro Mussolini. La nuova legge di pubblica sicurezza minacciava col domicilio coatto gli antifascisti, anche se rimane- · vano inattivi, senza contare le brutalità che non erano consentite dalla legge, ma facevano parte del costume. Fecero in Trento opera splendida di assistenza a chi fuggiva verso la Svizzera e verso l'Austria Giannantonio Manci, che doveva essere capo della resistenza nel Trentino, e nel luglio 1944 si uccise per sottrarsi alle torture delle SS; e Gigino Battisti, degno della eredità morale paterna, che perdé allora per agghiacciamento le dita di una mano aiutando un gruppo a valicare le montagne verso la Svizzera, e doveva poi fare tragica fine nel 1945 in un disastro ferroviario in Calabria. Erano ora raccolti a Parigi Filippo Turati, Claudio Treves, Nullo Baldini, Bruno Buozzi, Pietro Nenni, Giuseppe Saragat, per ricordare i piu noti fra i socialisti. Fra i repubblicani i più autorevoli erano Eugenio Chiesa, Cipriano Facchinetti, Fernando Schiavetti, Francesco Volterra, e ad essi si aggregò poi Raffaele Rossetti, l'affondatore della "Viri bus Unitis." Alberto Cianca veniva dai seguaci di Amendola. Alberto Giannini era il piu faceto della compagnia, finché non passò, nel 1934, dalla sera alla mattina, armi e bagagli, nel campo dei fascisti - il piu svergognato caso di voltafaccia che io abbia mai visto. Modigliani, socialista, si era stabilito a Vienna, ma presto da Vienna venne a Parigi anche lui; Egidio Reale, repubblicano, a Ginevra; Randolfo Pacciardi, repubblicano, a Lugano; Silvio Trentin, repubblicano, a Tolosa; Francesco L. Ferrri, democratico-cristiano, a Bruxelles. Gli italiani antifascisti emigrati in Francia si erano finora raccolti nella Lega italiana dei diritti dell'uomo. Con la massa dei nuovi venuti· si ricostruirono all'estero il Partito socialista dei lavoratori italiani (riformista), il Partito socialista italiano (rivoluzionario), il Partito repubblicano e la Confederazione generale del lavoro d'Italia. Queste organizzazioni, con la Lega italiana dei diritti dell'uomo, si associarono in una Concentrazione d'azione antifascista, la quale, a cominciare dal 1 ° maggio 1927, pubblicò un settimanale, La Libertà, scritto con serietà e decoro sotto la direzione di Claudio Treves. Per conto loro se ne andavano i comunisti, che erano stati 1 pnm1ss1mi, nel 1923, ad iniziare l'esodo. Chi non era comunista era per i comunisti un fascista; i socialisti, poi, di qualunque gradazione, erano, per definizione, "socialtraditori." Concentrazione e comunisti erano mondi a parte, che parlavano linguaggi incomprensibili. Io non ebbi contatto coi comunisti, salvo qualche incontro con Guido Miglioli, il quale godeva fama di essere per lo meno compagno di viaggio. Miglioli una volta mi domandò se non avrei fatto un viaggio in Russia per 616 BiblotecaGino Bianco
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