Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuoruscito rati dové lasciare l'Italia, insisteva a rifiutare di dirsi esule e rifugiato, e ci teneva a dirsi "evaso": evaso da quella grande prigione che era diventata l'Italia. Io ho sempre preferito dirmi "fuoruscito," facendo mio un termine che i fascisti usavano per obbrobrio: fuoruscito, cioè uscito fuori dal mio Paese per continuare coi mezzi, di cui potevo disporre, la resistenza che mi era divenuta impossibile nel Paese. Non soffrivo di nostalgia. Vivevo sempre con lo spirito in Italia: mi facevo arrivare sotto nomi finti una mezza dozzina di quotidiani appartenenti a sfumature differenti, e leggevo avidamente tutte le riviste italiane, che trovavo nelle biblioteche o in casa di amici. Confrontavo le notizie, e cercavo di indovinare quali realtà circolassero dietro alle loro concordie e contraddizioni. Questo era vivere in Italia, e non essere esule in America, o in Inghilterra, o in Francia. Mussolini mi divertiva come saltimbanco di genio. Ogni giorno, aprendo il giornale, dicevo: "Vediamo quale nuovo trucco ha inventato per farsi mettere nella prima pagina dei giornali." E il trucco nuovo non mancava mai. Se non fosse stata la umiliazione, che il popolo italiano soffriva per quel regime di mistificazioni e di buffoneria, e il pensiero degli amici, che in Italia, a piede libero o in prigione, dovevano vivere sotto quel regime, sarei stato quasi riconoscente al duce per avermi costretto a "evadere" dall'Italia. 8. Parigi 1927-1928 Sbarcando in Inghilterra al ritorno dagli Stati Uniti, ebbi un batticuore piu lungo del solito. Mi domandarono il passaporto, e mi tennero un paio d'ore ad aspettare. Finalmente, me lo restituirono e mi consentirono di proseguire per Londra. Pensai che l'ambasciata italiana mi avesse denunciato per uso di passaporto falso, ma la polizia inglese, esaminato il passaporto sul quale non era scritto che era surrettizio, e trovatolo regolare, mi mandò con Dio. Molti anni dopo, cioè nel 1948, scoprii che quel documento era servito ad uso piu permanente. Armando Borghi mi donò le reliquie di un registro, nel quale erano elencate le persone che la polizia italiana doveva arrestare, se si fossero presentate alla frontiera. Quel registro era sparpagliato all'aria aperta, durante la Seconda guerra mondiale, quando gli aeroplani inglesi e americani avevano bombardato Ancona, e gli anarchici, compagni di Armando Borghi, si erano impadroniti dei fogli sparsi. In uno di quei fogli, che davano cognome, nome, paternità e qualche altra informazione dello stesso genere, il mio nome era accompagnato dalla fotografia, che in ilio tempore era servita per mettere insieme il passaporto surrettizio. Nel 1927 la polizia inglese non solo aveva accertato l'autenticità del documento, ma ne aveva tratto una fotografia; e questa era stata consegnata all'ambasciata italiana a Londra, e finalmente era arrivata nel registro delle persone da essere arrestate se fossero mai venute a tiro. 615 . Bibloteca Gino Bianco

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