Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuoruscito nel numero della primavera 1927. Credo che non riuscirà discaro leggere, dopo tanti anni, quella testimonianza di un tempo che fu.16 Un'affermazione era errata in questo scritto: ed era dovuta alla voce messa in giro dai cattolici antifascisti, che il cardinal Gasparri fosse antifascista. La realtà era che il cardinale segretario di Stato era non meno fascista del papa. Si veda il mio Mussolini diplomatico, Laterza, Bari 1952, .. pp. 273-5. Quando la politica estera di Mussolini naufragò - per quanto con lungo ritardo - nel disastro, che non era difficile prevedere, Federzoni era passato di moda: il posto di eventuale successore a Mussolini era assegnato dal governo inglese a Grandi. Ma Vittorio Emanuele III cacciò di nido l'uno e l'altro. In questo scritto ripetei che bisognava dar tempo a Mussolini di condurre a termine il suo esperimento affinché aprisse gli occhi ai suoi ammiratori in Italia e fuori d'Italia. Ma oggi, che l'esperimento è fatto, e posso meditare su di esso con la facile scienza del poi, dirò francamente che non me la sarei presa cosf comoda, nel 1927, se avessi pensato che la esperienza sarebbe durata fino al 1945, e che sarebbe costata cosf cara agli Italiani. Dal momento che il duce era destinato a morire ammazzato, sarebbe stato meglio se avesse fatto quella fine assai prima, esperienza o non esperienza. Dopo tutto, non pare che certa gente abbia imparato molto neanche da un prolungamento cosf lungo della esperienza mussoliniana. Appena due giorni fa, una mia amica mi ha scritto che un tedesco austriaco, avverso a Hitler, le ha detto che il popolo italiano aveva bisogno di essere disciplinato da Mussolini. Perché gli italiani avessero bisogno di Mussolini· mentre agli austriaci e ai tedeschi non occorreva un Hitler, . ' non spiego. Il l ' h · 11 · ' " f " ettore notera, spero, c e 1n que o scntto non cera nessun urore. Personalmente non avevo motivo di lamentarmi della vita che facevo. Anzitutto l'avevo scelta io di mia libera volontà. E si era rivelata tutt'altro che penosa. Facevo esperienza di paesi che altrimenti sarebbero rimasti per me libri chiusi. Imparavo un po' di quella geografia, che nessuno mi aveva mai insegnato a scuola, e che del resto non mi avrebbe servito a niente se non avessi lasciato l'Italia. Grazie ai contatti con popoli cosf diversi da quello in cui ero nato arrivavo, nel giudicare il mio popolo, ad una indulgenza che mi aveva spesso difettato quando mi mancavano i termini di paragone. Non facevo "l'esule." L'esule "persona sacra," l'esule sopito nella notte oscura con gli agnelli alla pastura, mi seccava a morte, negato come sono alle romanticherie e alla retorica. Neanche il termine "rifugiato" mi andava a fagiolo: esso faceva pensare a un derelitto, che fosse fuggito nudo e scalzo innanzi a chissà quale cataclisma, e chiedesse pietà e ricovero. Quando Tu16 Si omette l'articolo, riportato integralmente in queste Memorie, perché è già stato pubblicato nelle Opere, VI, vol. II, pp. 274-285. [N.d.C.] 614 BiblotecaGino Bianco

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