Memorie di un fuoruscito In quel debate io mi misurai con quello che era il propagandista piu attivo del fascismo in America: Bruno Rosselli, un fiorentino, che si faceva passare per un veterano della Prima guerra mondiale insignito con medaglia d'argento al valore, mentre non era mai andato al di là di Pistoia, ed era stato mandato in America vestito da ufficiale a far "propaganda" per la guerra fra gli italo-americani. La medaglia al valore se l'era inflitta da sé. Parlava l'inglese con una parlantina che gli consentiva di mettere cinque parole, dove io riuscivo appena a raccapezzarne una. Il meglio venne per me alle domande. Il capo dei fascisti di New York, certo Thaon de Revel, un bestione sine fine dicentes, che parlava con la erre grassa degli aristocratici piemontesi, sventolando un libro mi domandò: "In questo libro sono enumerati i fascisti assassinati dai bolscevichi, vostri amici"; risposi che mi onoravo di essere stato sempre un socialista non bolscevico; i bolscevichi non erano stati mai miei amici; nel suo libro erano enumerati 304 fascisti morti nella guerra civile, mentre non erano ricordati gli antifascisti dieci volte piu numerosi assassinati dai fascisti in quella stessa guerra civile; ma il punto essenziale non consisteva nel numero dei morti da una parte o dall'altra - un solo morto in guerra civile era, secondo me, anche troppo! - bens1 nel fatto che gli antifascisti accusati di aver ucciso fascisti erano stati processati e condannati, mentre i fascist'i uccisori di antifascisti non erano di regola né processati né condannati, e se qualcuno era stato condannato era sempre amnistiato. Il poveraccio ritornò all'assalto domandandomi' se, durante la guerra 1914-15, io ero stato nemico dell'Italia. Gli risposi che io avevo domandato l'intervento dell'Italia contro gli Imperi centrali, non appena era scoppiata la guerra, mentre i suoi amici nazionalisti domandavano l'intervento dell' Italia contro l'Intesa a fianco degli Imperi centrali; che durante la guerra io avevo sempre sostenuto la necessità di un'intesa fra Italia e Jugoslavia, mentre i suoi amici nazionalisti soffiavano nel fuoco degli odii italo-jugoslavi, e cos{ favorivano la causa dell'Austria e della Germania. Fu questo il colpo di grazia a lui e alla sua parte. Chiusasi la discussione, il Consiglio della Foreign Policy Association si riuru e decise di portare il mio onorario da 100 a 150 dollari - che era un modo di applaudire, di cui non avevo mai avuto prima nessuna esperienza, e che significava per me un mezzo mese di vita. 7. L'Italia nel 1927 La Foreign Policy Association pubblicò il resoconto ufficiale del debate; e il settimanale anarchico italiano Il Martello ne dette la traduzione. Io per conto mio ritenni necessario mettere per iscritto le linee essen- ' ziali del mio pensiero sulla situazione italiana, in un articolo intitolato Mussolini, il papa e il re, che usd nel Century Magazine di New York, 613 Bibloteca Gino Bianco
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