Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuoruscito altrove, e dopo il pasto, mentre digerisce, qualcuno parla per non piu che cinquanta minuti su qualche argomento del giorno; alla fine della conferenza viene il cos1 detto question period, · nel quale il pubblico fa domande e muove obiezioni. Il massimo del successo il conferenziere lo ottiene se dà risposte non solo dirette e convincenti, ma anche umoristiche. Tutto compreso, la consuetudine americana non si dìs..:o~t:i dalJa consuetudine inglese; ma gli americani praticano assai piu che gli inglesi le conferenze associate alle digestioni. La riunione fu presieduta da Walter Lippmann, che con la sua presenza mi accreditava. Partecipò al quest1:on period uno fra i directors (consiglieri di amministrazione) della Banca Morgan, considerato grande "esperto" in materie economiche e finanziarie in genere, e negli affari italiani in ispecie. Si chiamava Thomas Lamont. Quell"' esperto" mi domandò se i prestiti, che Mussolini poteva collocare in America, non erano prova della fiducia che Mussolini godeva in America, e se quella fiducia non era effetto della prosperità che l'Italia godeva sotto Mussolini e grazie a Mussolini. La risposta scientificamente corretta avrebbe dovuto consistere nell'affermare: 1) che quella prosperità economica aveva cominciato a manifestarsi sulla fine del 1920, via via che la crisi della guerra veniva ,superata, ed era continuata sotto Mussolini, che aveva ereditato i frutti del lavoro fatto fra il 1919 e il 1922 dai suoi predecessori; 2) che Mussolini aveva già cominciato a compromettere quella prosperità con la politica finanziaria impostagli dagli interessi che lo avevano condotto al governo, e cosf preparava nuovi giorni difficili; e 3) che non bisognava credere a tutto quanto la "propaganda" faceva credere in America su quella prosperità per facilitare il lancio dei prestiti fascisti sul mercato americano. Una risposta di quel genere mi avrebbe obbligato a parlare lungamente, seccando gli uditori, eppur non riuscendo a persuaderli, ché certe tesi complesse non si dimostrano senza elucubrazioni assai lunghe, buone per la stampa ma non per la digestione che succede ad una cena. Eppoi se dicevo che la fiducia, di cui Mussolini godeva in America, era dovuta alla ignoranza del popolo americano ingannato dalla "propaganda," perdevo senz' altro la partita. Invece di rispondere come avrebbe fatto "un professore," passai al contrattacco. "Crede lei che domandando prestiti all'America all' interesse dell'8%, Mussolini dimostri che le finanze italiane sono in condizioni floride? " E Lamont: "Il prodotto di quei prestiti rimane in A.rnerica, perché Mussolini non ha bisogno.'' Ed io: "Allora quei prestiti li contrae soltanto per il piacere di pagare su di essi, in America, un interesse dell'8%?" La partita era vinta. Alcuni anni dopo, un insegnante universitario, che aveva partecipato a quella cena, mi ricordò quella serata. Ma sento che non ho il diritto di gloriarmene. La risposta diretta e vera sarebbe stata sugli inganni della propaganda. Ma un argomento specioso produce sempre un effetto, che l'argomento buono non otterrebbe; anzi questo spesso è controproducente. Marco Minghetti diceva agli oratòri no611 . Bibloteca Gino Bianco

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