Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuoruscito Nell'ottobre 1926 un manager americano - bisogna tradurre "impresario" - venne a propormi un gir~ di conferenze sul fascismo negli Stati Uniti. Accettai e partii l'ultimo dell'anno. Per entrare negli Stati Uniti un documento di identità non bastava: ci voleva un passaporto vero e proprio non scaduto. Ma chi ha le braccia lunghe riesce sempre a cavarsela a questo mondo, mentre per i poveri diavoli senza braccia non c'è respiro. Un amico di Bernard Berenson, che - aveva una grande posizione nel giornalismo americano, Walter Lippmann, fece dare dal console americano a Londra il visa a quel mio passaporto arretrato (autentico, per quanto surrettizio). E ogni volta che andavo in America, dovevo fare quel lavoro - cioè soffrire un po' di batticuore - fino al 1934, quando presi in America quel che si chiama "la prima carta"; e anche allora non potevo uscire dagli Stati Uniti e rientrarvi senza un "permesso di ritorno," sempre facendo bollare il famoso passaporto del 1923. Lo conservo religiosamente, tempestato con un'infinità di bolli, francesi, inglesi, americani, svizzeri, ognuno dei quali accreditava tutti i bolli precedenti. Quando sarà fondato un archivio dell'antifascismo, donerò a quell' archivio quel documento surrettizio, consacrato da tanti bolli uno piu autentico dell'altro. Sbarcato a New York di sera, fui condotto il giorno dopo dall'impresario a colazione presso il Consiglio direttivo della Foreign Policy Association. Dopo la colazione fui invitato a spiegare i motivi che mi conducevano in America. Dissi francamente che avevo bisogno di guadagnarmi la vita facendo conferenze, ma nello stesso tempo mi proponevo di dare al pubblico americano informazioni oneste sulle condizioni dell'Italia sotto il regime fascista. Seguf un fuoco di fila di domande. Una di queste don1,:mde me la fece un ammiratore di Mussolini, installato nelh redazione del piu importante quotidiano di New York. Mi domandò se era vero o no che in Italia non c'era piu disoccupazione, dopo che Musc;olini era salito al Governo. Io risposi con un'altra domanda: "Come lo sapete voi che non c'è disoccupazione?" E lui: "Lo dicono le statistiche.,,. E io: "Voi non sapete dunque che la statistica è il colmo della bugia?" Grande ilarità. Mi avevano invitato a colazione per vedere se potevo presentarmi al pubblico. Passai bene quell'esame di ammissione. Mi favod anche la difficoltà che trovavo a parlare inglese. Di tanto in tanto mi mancava la parola, e questo mi impazientiva, e questo li divertiva, e li disponeva bene verso l'uomo che si trovava in imbarazzo. Me lo spiegò il manager dopo colazione, congratulandosi con me per la maestria con cui avevo finto di essere imbarazzato a trovar le parole. Mi è spesso avvenuto nella vita di esser creduto furbo, mentre riuscivo male a cavarmi da qualche impiccio. La sera dello stesso giorno, cena in uno dei piu importanti club di New York, frequentato da giornalisti, uomini d'affari, insegnanti universitari. Negli Stati Uniti la gente ama far colazione o pranzo, in un club o 610 BiblotecaGino Bianco

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