Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di tm fuoruscito è stagione morta per chi si guadagna il pane col sudore della... lingua, e a Parigi la vita era piu a buon mercato. Sulla .fine del 1925 era emigrato a Parigi Alberto Tarchiani rimasto solidale con Luigi Albertini quando Albertini fu estromesso dal Corriere della Sera. (Era emigrato anche Piero Gobetti: ma mori a Parigi appena arrivato, essendo stato ridotto in fin di vita dalle bastonate fasciste: quelle . bastonate, applicate al petto o alla testa, producevano la morte non immediata, ma a scadenza piu o meno breve. Di quelle bastonate portò le conseguenze anche Amendola, che era emigrato nell'estate del 1925, quasi nello stesso tempo in cui emigrai io, e mori a Cannes sul principio del 1926.) Visitai spesso la casa di Nitti. Aveva ingegno facile ed acuto, e scoccava epigrammi, che colpivano in cavità e gli avevano creato inimicizie acerrime, fra gente come l'italiana, che è troppo vanitosa per saper ridere di se stessa. La moglie · di Nitti era donna di ingegno eccezionale, buon senso e bontà a tutta prova. Mi strinsi d'amicizia affettuosa specialmente con Luigia Nitti - la vera perla della famiglia - giovane di intelligenza bellissima e di angelica bontà, tolta improvvisamente, alcuni anni dopo, all'affetto del marito, della famiglia, degli amici, per un embolo succeduto al secondo parto. Con gli altri fuorusciti italiani a Parigi - salvo Tarchiani - ebbi scarsi contatti. Lavoravo molto a preparare il mio libro sulla dittatura fascista in Italia e a raccogliere dati per le controversie coi propagandisti mussoliniani. Mi mancava perciò il tempo per uscire fuori di casa e prender parte a riunioni. D'altra parte, alle poche riunioni cui partecipai, veniva della brava gente, ma non se ne cavava niente: proteste contro Mussolini, e la continua domanda "quando .finirà"; e tutti tenevano le valigie pronte per il ritorno a casa. Il piu ottimista era Nitti. Faceva un calcolo, che doveva dissipare ogni dubbio. Le importazioni ammontavano a tanti miliardi; le esportazioni a tanti miliardi; deficit fra le prime e le seconde, nel bilancio italiano dei pagamenti internazionali, tanti miliardi; riserve auree della Banca d'Italia, che doveva far fronte a quel deficit, tanti miliardi; questi non potevano bastare per piu di tanti mesi; ergo il regime fascista non poteva andare piu in là di quel dato mese. Io non ero né economista né ottimista. A Milano, prima di partire per l'estero, dissi a Fausto Pagliari, che nel 1947, quando ci rivedemmo, me lo ricordò: "Questa è malattia molto lunga, e finirà in una guerra." E a Londra avendomi Sylvia Pankhurst, nella primavera del 1926, domandato quando sarebbe caduto Mussolini, risposi: "Fra dieci anni; cinque perché gli italiani scoprano come sono arrivati a questo punto, e cinque perché scoprano come uscirne." Siccome il fascismo era al potere da tre anni e mezzo, e siccome io gli davo ancora dieci anni di vita, e quello durò altri diciassette anni, ne consegue che feci un calcolo sbagliato proprio coi .fiocchi. Eppoi se gli italiani avessero dovuto liberarsi del fascismo solamente 608 BiblotecaGino Bianco

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