Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuoruscito considerava come "documento d'identità" valido anche un passaporto scaduto, purché autentico: quello era il caso. E come "documento d'identità" i 150 franchi del 1923 continuarono a funzionare per molti anni in Inghilterra e in Francia. Beninteso che ogni volta che arrivava il momento del bollo, il respiro si fermava: come sarebbe andata a finire? A Londra un amico della vecchia U nùà, Angelo Crespi, stabilitosi H da molti anni, mi offrf una prima affettuosa ospitalità. Trovai don Stur- · zo, che vi era andato nell'autunno del 1924, credendo che la sua sarebbe stata una breve assenza dall'Italia, ma ormai era diventato anche lui fuoruscito. Don Sturzo crede all'esistenza di Dio: un Dio - badiamo bene - che non solo esiste chi sa mai dove, ma è sempre presente a tutto quello che don Sturzo fa, e don Sturzo gliene deve rendere conto strettissimo, immediatamente, e non nell'ora della morte, o nella valle di Giosafatte. Perciò don Sturzo fa sempre quel che ritiene essere il suo dovere, e con questo non transige mai. Perciò chi ha del proprio dovere una idea analoga, Dio o non Dio, e cerca di conformarsi a quell'idea, per quanto la debolezza umana glielo consenta, sente per quell'uomo, quando viene a conoscerlo, un rispetto, che dipende dalla personalità morale dell'uomo e non ha nulla da vedere colle sue opinioni religiose e filosofiche. Frequentandolo a Londra, divenni ammiratore dell'uomo - lui al suo posto, io al mio. Con quell'uomo buono (naturalmente era anche intelligente) non si scherzava. E non scherzai mai, anche perché certe abitudini quando si tratta di cose serie non le ho. E credo che nacque da questo riguardo che avevamo in comune per le cose serie, una amicizia che io considero uno dei piu begli acquisti della mia vita. Non discutemmo mai. Innanzi a quell'Imalaia di certezza e di volontà, la discussione non avrebbe avuto senso. Quando arrivavamo alla zona contestabile, accertavamo istintivamente che H non si passava né di qua né di là, e scantonavamo amichevolmente, ognuno per la sua strada. La zona contestabile era quella che era costituita dalle opinioni religiose. Una sola volta gli dissi che lui era giansenista, e sentii subito di averlo offeso: sorrise sorpreso, ed io non procedetti avanti. Discuteva e lasciava discutere su tutto, con una libertà di spirito, che raramente avevo trovato nei cosf detti liberi pensatori; ma quando si arrivava alla zona riservata, cadeva la cortina di ferro, don Sturzo non discuteva piu. A costo di offenderlo, ripeterò che don Sturzo è un giansenista, di quelli ortodossi, beninteso, come don Luca degli Scalzi, il maestro di Mazzini. E aggiungerò che è un "liberale." Il clericale domanda la libertà per sé in nome del principio liberale, salvo a sopprimerla negli altri, non appena gli sia possibile, in nome del principio clericale. Don Sturzo non è clericale. Ha fede nel metodo della libertà per tutti e sempre. È convinto che, attraverso il metodo della libertà, la sua fede prevarrà sull'errore delle altre opinioni per forza propria, senza imposizioni piu o meno oblique. E questo, credo, era quel terreno comune di rispetto alla libertà di tutti e sem606 BiblotecaGino Bianco

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==