Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuoruscito 1921 e 1922, quando i cosf detti "bolscevichi" non erano piu che un esercito sconfitto. Eppoi non era lecito dimenticare i delitti commessi dai fascisti dopo che erano arrivati al governo colla "Marcia su Roma," e rimasti impuniti. La prosperità di cui, secondo la "propaganda," l'Italia aveva cominciato a godere solo dopo che Mussolini era andato al governo, quando non era una esagerazione della "propaganda," era dovuta a fattori antecedenti alla Marcia su Roma, ed indipendenti dall'azione fascista. Fra i fattori antecedenti, dovevano essere messi in prima linea le macchine e le materie prime importate dall'Inghilterra e dall'America durante la guerra, che avevano rafforzato e continuavano a sostenere la vita economica del paese; ma quelle importazioni dovevano essere pagate come debiti di guerra; quando i pagamenti cominciavano, le difficoltà sarebbero maturate. Fra i fattori, che non dipendevano dal governo, bisognava mettere in prima linea la forza medicatrice del tempo e le rimesse degli emigranti che, finita la guerra, erano saliti a circa un milione nella sola Francia. Il testo completo della conferenza fu pubblicato da Donati nel Corriere degli italiani del 28 febbraio 1926. Aveva assistito alla conferenza, nel pubblico, Luigi Villari, che "faceva la propaganda" fascista in Inghilterra, come funzionario non so se del Commissariato dell'emigrazione o del Ministero degli esteri. Il Westminster Gazette del 22 gennaio portò una sua lettera, in cui sostenne, fra l'altro, essere falso che la prosperità dell'Italia fosse dovuta ai prestiti bellici anglo-americani, in quanto essi avevano coperto solo in parte le spese per la guerra, le quali dovettero essere per il resto sostenute dai contribuenti italiani. Io avevo detto che la crisi economica del dopo guerra era stata superata anche grazie al fatto che i crediti di guerra non erano stati ancora pagati, e non grazie a quel solo fatto. In Italia i giornali del regime mi fecero dire che Inghilterra ed America non dovevano condonare all'Italia i debiti di guerra. Cosa che io non avevo mai detto; anzi dalle mie affermazioni si poteva dedurre solo questo: che se non si voleva compromettere quella ripresa, di cui tanto si parlava e di cui si esagerava la estensione, dandone il merito a Mussolini, si doveva stare attenti a non esser troppo esigenti nel regolare i crediti di guerra. Se io avessi detto che i debiti di guerra non dovevano esser condonati, il "propagandista" avrebbe protestato la sera stessa della discussione o nella lettera al Westminster Gazette. In base a quella notizia menzognera, l'Impero (24-25 gennaio) augurò che "la mano benedetta di un santo pazzo trovasse, all'estero, la maniera di chiudere la piu vergognosa bottega di tradimento. Ferro freddo!" (Riprodotto dal Ti"mes, 26 gennaio.) Tre settimane dopo, lo stesso giornale scoprf che "non vi sarebbe [stato] da sorprendersi se qualche fascista di fegato e di cuore perdesse davvero la pazienza, e lo spedisse a riflettere ai casi suoi in un mondo piu pacifico e piu tranquillo di questo." Questa bestialità provocò scandalo. Perfino il Times del 18 febbraio, 602 BiblotecaGino Bianco

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