Memorie di un fuoruscito vo!te il suggerimento di domandare una aspettativa o un permesso o un congedo per ragioni di studio all'estero. Ho rifiutato ogni compromesso, ed ho presentato le dimissioni, non curandomi dei diritti che in un paese governato con metodi civili mi spetterebbero per trent'anni di servizio non indegni dati al paese nella scuola. Si trattava per me non di salvare uno stipendio od una pensione, ma di rivendicare la mia libertà intellettuale e la mia dignità personale contro un sistema continuo di minacce che mi umiliava piu che la stessa violenza materiale, perché questa debilita il corpo: la minaccia di violenza vilipende lo spirito: essa parte dalla previsione che l'uomo minacciato sia un vile, si lasci impaurire e si arrenda. Se questi divieti, minacce, suggerimenti non appaiono ai componenti il Senato Accademico dell'Università di Firenze tali da menomare la dignità di un insegnante, questo vuol dire non che il sentimento della mia dignità sia in me troppOI alto, ma che nei componenti il Senato Accademico il sentimento della loro dignità è troppo basso. Nello stesso ordine del giorno, il Senato Accademico si scandalizza che la mia lettera sia stata pubblicata in un giornale inglese. Evidentemente il Senato Accademico di Firenze non si è ancora avvisto che in Italia esiste il monopolio del partito dominante su le notizie dei giornali, e che, per rompere questo monopolio e per far conoscere in Italia qualche dato di fatto che non piaccia al partito dominante, non c'è altra via che ricorrere alla stampa straniera. Sia ristabilita la libertà di stampa in Italia e nessuno sentirà piu la necessità di domandare la ospitalità ai giornali stranieri per far conoscere ai propri concittadini le notizie che il partito dominante si sforza di tener nascoste e di falsificare. Finché noi avversari del fascismo viviamo in Italia, siamo privati di ogni diritto e costretti a tacere come "anti-italiani"; non appena siamo costretti a cercare all'estero la libertà e il lavoro che ci sono negati in patria, allora ridiventiamo subito italiani, e come tali dobbiamo sentirci. soggetti a tutti i vincoli che pretende di imporre ai propri "sudditi" il "Governo nazionale," primo fra tutti quello di non far conoscere fuori d'Italia di che lagrime e di che sangue grondi il regime di assassinio impunitario che opprime l'Italia. Frattanto il m1mstro Fedele, al quale era stato comunicato il voto del Senato accademico, informava il rettore, con lettera del 30 novembre, di aver letto "con soddisfazione" quel "voto di solenne e dignitosa protesta," e che, invece di accettare le dimissioni da me date, mi avrebbe destituito d'ufficio: Di quella lettera intessuta di affermazioni infondate ed ingiuriose, lanciate dall'estero e pubblicata in un giornale straniero, io non potevo e non dovevo tenere, come non ho tenuto e non tengo alcun conto per i fini a\ cui era diretta. Mentre avveniva questo scambio di non cortesi sensi, Piero Calamandrei si prese la cura di regolare i miei rapporti finanziari con l'università: impresa non solo fastidiosa, ma capace di tirargli addosso le peggiori rappresaglie, dato il cliente che rappresentava. Era all'inizio della carriera universitaria, e operando quale mio fiduciario, si esponeva al rischio di essere per lo meno destituito. Lui non esitò mai in nessuna delle pratiche necessarie in quel frangente. Gli attesto oggi, che non è piu con noi, la riconoscenza, di cui non gli feci mai parola finché fu vivo. Decisi di donare i miei libri alla biblioteca della facoltà di lettere, dato che non potevo portarmeli dietro. Mi pareva la cosa piu naturale di questo mondo che io li offrissi, e i miei colleghi li accettassero. La offerta fu ri599 BibJotecaGino Bianco
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