Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuoruscito 25 novembre. Ricevuta questa lettera, il Senato accademico (composto, com'è noto, dei presidi delle varie facoltà) prese, su sollecitazione del preside della facoltà di giurisprudenza (quel professor Brunetti, che Calamandrei ci ha fatto ammirare e che se ne vantò in una lettera pubblicata sul Popolo d'Italia del 26 novembre) la seguente deliberazione: Il Senato Accademico della R. Università di Firenze, avuta comunicazione della lettera inviata dal prof. Gaetano Salvemini, stabile di storia moderna, al Magnifico Rettore per annunziargli le sue dimissioni: Deplora la calunniosa affermazione in detta lettera espressa, ed aggravata dalla pubblicazione in un giornale straniero, secondo la quale il contenuto degli insegnamenti impartiti dalle cattedre dell'Università di Firenze, sarebbe turbato da pressioni, le quali, al contrario, non si sono mai verificate né da parte delle autorità accademiche né da altri; Protesta per l'ingiuria lanciata dal prof. Salvemini contro il Governo nazionale benemerito della Patria e dell'Università di Firenze; Ed invita il Rettore a comunicare il presente voto al prof. Salvemini, informando il Superiore Ministero del voto e della comunicazione. Questa deliberazione fu pubblicata sul Popolo d'Italia del 27 novembre col seguente commento: "Il turpe diffamatore della Patria vincitrice e risorta; il calunniatore del governo fascista; il torbido vilissimo rinunciatario è servito in pieno." Contumelie anche piu divertenti mi furono dedicatè da Battaglie Fasciste di Firenze, nel numero del 28 novembre 1925. 2 dicembre. Risposi al Senato accademico con la lettera seguente: Signor Rettore dell'Università di Firenze, Leggo l'ordine del giorno votato da codesto Senato Accademico sulle mie dimissioni da professore stabile di storia moderna dell'Università ·di Firenze. Il Senato Accademico può plaudire quanto e come vuole al "Governo nazionale." In attesa della legge, che consentirà al Governo medesimo di licenziare quei pubblici funzionari - compresi i magistrati e professori dell'Università - che gli rifiutino il loro plauso, tutti possono misurare la spontaneità di certe manifestazioni. Quello che nessun Senato Accademico ha il diritto di fare, è di falsare le idee e le parole nei documenti che gli servono di pretesto per plaudire. Questa soperchieria il Senato Accademico ha commessa allorché mi ha attribuito, per poterla smentire, l'affermazione che "il contenuto degli insegnamenti impartiti dalle cattedre dell'Università di Firenze sarebbe turbato da pressioni." Nella mia lettera di dimissioni io scrissi invece: 11 La dittatura fascista ha soppresso oramai completamente nel nostro paese quelle condizioni di libertà, mancando le quali l'insegnamento della storia - quale io lo intendo - perde ogni dignità: deve cessare di essere strumento di libera educazione civile, e ridursi a servile adulazione del partito dominante, oppure a mere esercitazioni erudite estranee alla coscienza morale del maestro e degli alunni." Ambiente generale politico, dunque, degenerato, in cui un uomo, che ha le mie idee ed il mio passato, non può piu conservare con dignità l'insegnamento della storia moderna in una Università; non pressioni da me personalmente subite per quanto avrei dovuto dire o non dire nelle mie lezioni ora per ora. Se i componenti il Senato Accademico aspettano proprio questo genere di pressioni per sentirsi limitati nella loro indipendenza scientifica e dignità personale, non è detto che non debbano presto essere soddisfatti anche in questa aspettativa: ma quando si saranno lasciati condurre sino a questo punto, allora non avranno piu nessuna dignità da tutelare. :597 Bibloteca Gino Bianco

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