Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuoruscito Io, col mio nome, non avrei potuto frastornare alcuna ricerca. Con tutto questo i giorni passavano, e non mi sentivo la forza di sottoscrivere e spedire la lettera delle dimissioni: in fondo desideravo di essere destituito: strappato il den.te (da altri), sarebbe passato il dolore. A togliermi da ogni dubbio, il ministro dell'Istruzione, Fedele, m1 fece sapere che mi avrebbe concesso due anni di congedo per una missione di studi all'estero, se io l'avessi domandata. Quell'offerta mi fece l'im- , pressione di una sferzata sulla faccia. Se l'avessi accettata, avrei rotto ogni solidarietà con gli antifascisti, avrei dovuto interdirmi ogni critica al regime che mi faceva quel favore; e mentre i miei amici in Italia rischiavano libertà e vita nel resistere al fascismo, io me la sarei goduta all'estero studiando a spese del Governo fascista. Non esitai piu un momento, e mandai le mie dimissioni dalla cattedra di Firenze. Quelle dimissioni dettero luogo ad una polemica, la quale è caratteristica dell'ambiente, che si era formato in Italia. Eccone i documenti essenziali.10 1° novembre 1925: mia lettera a Calamandrei da Londra, per annunciargli che stavo per inviare al rettore le dimissioni. Sono giunto a questa decisione dopo molto doloroso ripensarci su. Aspettativa no. Un permesso non avrebbe risolto niente, ed avrebbe l'aspetto di una attesa non esente da qualche piccola speranzella, e disturberebbe l'ordine degli studi. Tornare no: perché tutti direbbero che è una "provocazione," e se fossi ammazzato direbbero: "lo sapeva quel che gli toccava: perché è tornato?" Dunque, dimissioni per non essere dichiarato dimissionario per abbandono di posto. C'è l'affare della pensione. Ma chi se ne frega? Tanto la pensione sarebbe confiscata ad un antinazionale come me, rifugiato all'estero. Dunque un taglio netto, e non se ne parli piu. Se quella gente rimane al potere finché io tiro le cuoia, è inutile badare alla pensione. Se si volta la carta, spero bene - se frattanto non sarò morto o rammollito - che potrò ritornare nel mio stipendio e nella mia pensione. In attesa, farò all'estero tutto il possibile perché si volti la carta. Non credo che i fascisti abbiano fatto un buon affare costringendomi a questa deliberazione. Avrebbero fatto meglio ad ammazzarmi. 5 novembre: lettera al rettore dell'università di Firenze, da Londra: Signor Rettore, la dittatura fascista ha soppresso, oramai, completamente, nel nostro Paese, quelle condizioni di libertà, mancando le quali l'insegnamento universitario della storia - quale io lo intendo - perde ogni dignità, perché deve cessare di essere strumento di libera educazione civile e ridursi a servile adulazione del partito dominante, oppure a mere esercitazioni erudite, estranee alla coscienza morale del maestro e degli alunni. Sono costretto perciò a dividermi dai miei giovani e dai miei colleghi, con dolore profondo, ma con la coscienza sicura di compiere un dovere di lealtà verso di essi, prima che di coerenza e di rispetto verso mc stesso. Ritornerò a servire il mio Paese nella scuola, quando avremo riacquistato un Governo civile. 10 I documenti furono pubblicati da PrERo CALAMANDREI nel saggio Il manganello, la cultura e la giustizia, in Non mollare, cit., pp. 105-110. 596 BiblotecaGino Bianco

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