Memorie di un fuoruscito tare rigidissima solo dal 1927 in poi. Quanto ai doganieri francesi, essi non domandavano il passaporto a nessuno, neanche fuori colazione. Le cose andarono proprio cosL La nostra automobile passò senz'altro. In Francia gli amici mi scodellarono alla prima stazione e se ne tornarono a casa. 4. Come fui destituito In Francia trovai Ernesto Rossi, che per insistenza di tutti noi, vi era andato nel giugno 1925 sottraendosi all'arresto per l'affare del Non mollare, nel quale c'era contro di lui l'accusa del tipografo, e Giuseppe Donati, che poco dopo, minacciato nella vita, aveva dovuto anche lui prendere la via della Francia. Emanuele A Prato8 si era stabilito a Parigi prima della Marcia su Roma: qui lo avevo trovato nell'autunno del 1922, e qui lo ritrovai ancora: come sempre, discepolo fedele di Cesare Battisti ed antifascista intransigente. Quell'autunno, dalla Svizzera, dove la vita era assai cara, venne a stabilirsi a Parigi Nitti con la famiglia: aveva dovuto lasciare l'Italia nella primavera del 1924, dopo che i fascisti, al comando di un delegat~ di pubblica sicurezza, gli avevano saccheggiato la casa in Roma. C'era anche ùna larga emigrazione di antifascisti operai. Una Lega italiana dei diritti dell'uomo, non so se preesistente o fondata allora, cercava di organizzarli; ne era gran parte Luigi Campolonghi, stabilitosi in Francia prima della guerra mondiale. Avevo lasciato l'Italia convinto che non vi sarei ritornato per anni. Ma via via che si avvicinava la ripresa delle lezioni all'università, la smania di ritrovarmi coi miei alunni diventava acuta. Eppoi - non mi vergogno di dirlo - come sarei riuscito a sbarcare il lunario alla mia età, senza quello stipendio di insegnante, su cui ero vissuto sempre? Vennero i giornali ai primi d'ottobre, dando notizia delle sanguinose rappresaglie scatenatesi in Firenze contro le persone sospette ingiustamente di aver partecipato al Non mollare. Era evidente che tornare a Firenze sarebbe stato per me né piu né meno che suicidarmi. 9 Diverso, almeno fino ad un certo punto, era il caso di Ernesto Rossi. Questi, evitando di presentarsi a Firenze ed approfittando del suo nome comunissimo in tutte le parti d'Italia, poteva facilmente confondersi nella folla degli sconosciuti. Era iscritto in Roma per un concorso all' insegnamento dell'economia politica negli istituti tecnici. Lo vidi partire col pianto in cuore: ché lo consideravo come il mio "primogenito" e lui lo sapeva. Arrivato a Roma, si presentò con meravigliosa faccia tosta alle prove di concorso, riesd primo, fu nominato all'istituto tecnico di Bergamo, e qui trovò altri tre Rossi, coi quali gli fu possibile confondere ogni ricerca della polizia per la bellezza di sei anni. s Recte: Carlo Emanuele A Prato. 9 Su quegli episodi cfr. il saggio di Salvemini, in Non mollare, cit., pp. 23-42. 595 Bibloteca Gino Bianco
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