Memorie di un fuoruscito no sostituiti con due nuovi sorveglianti. Con questi non avevo nessun patto, e non ne feci nessuno. Partii da Genova per Milano a sera avanzata. Contavo di arrivare a Milano fra le 2 e le 3 dopo mezzanotte. I due angeli custodi avrebbero dormito il sonno del giusto alla stazione di Milano, ma io sarei stato sveglio. Allora avremmo visto chi sarebbe stato piu lesto. Alla stazione di Milano, appena si fermò il treno, io scesi, non avendo altro bagaglio che una piccola valigetta per la biancheria indispensabilissima e la requisitoria Santoro comprata a Roma (per la quale rimando al mio scritto sul Non mollare\ e via fuori della stazione, in un taxi, a cui detti un indirizzo falso. Arrivato all'indirizzo falso, scesi, aspettai che il taxi si dileguasse, e andai a cercare un altro taxi che mi portasse all'indirizzo vero. Calcolavo che dopo avermi cercato affannosamente per un paio di giorni, la polizia si sarebbe dimenticata di me. Dopo un paio di giorni, andai a cercare Fausto Pagliari alla biblioteca della Bocconi, e per mezzo suo combinammo una riunione in casa di Ferruccio Parri, alla quale intervennero molti amici di Milano. Il servizio di spionaggio non era stato ancora organizzato cosi largamente e rigidamente come negli anni successivi. Quindi potevo prendermi il lusso di essere imprudente, non perché avessi un coraggio anormale, ma perché gli antifascisti non erano ancora stati ridotti alla... normalità. Il giorno destinato a tentare l'evasione, mi presentai alla stazione, e servendomi del libretto ferroviario di impiegato e firmando lo scontrino con tanto di nome e cognome, presi il biglietto ridotto di seconda classe per Modane. Dissi a me stesso: se la mia partenza non è notata, tanto meglio; se invece quello scontrino va in questura, mi aspetteranno a Modane. Invece di arrivare a Modane, scesi a Novara, e da Novara, in terza classe, e con biglietto intero, andai ad Aosta. Ad Aosta mi aspettavano, da me preavvisati, alcuni amici, fra cui Federico Chabod, mio alunno di Firenze. Dormii ad Aosta. Il giorno dopo 16 agosto, partenza per la Francia attraverso il passo del Piccolo San Bernardo, in un'automobile amica. Mi accompagnavano Federico Chabod, Carlo Guido Mor, Natalino Sapegno - tutti e tre diventati poi stelle di prima grandezza nel firmamento culturale italiano - e non ricordo piu chi altri. Secondo la legge, avremmo dovuto far sosta alla dogana per mostrare i passaporti alle guardie italiane. Ma era piena estate, e il traffico delle automobili al Piccolo San Bernardo era intenso. Se arrivavamo alle 12,30 potevamo essere sicuri che i doganieri stavano a co• lazione, e a tutt'altro pensavano che a disturbarsi per quella gente che andava su e giu non avendo· niente di meglio da fare. La sorveglianza alla frontiera per impedire le emigrazioni clandestine da1l'Italia doveva diven7 Si tratta della requisitoria nella inchiesta fatta dalla commissione istruttoria del Senato in seguito alla denuncia presentata da Giuseppe Donati, direttore dell'organo del Partito popolare Il Popolo, contro il "quadrumviro" Emilio De Bono; senatore e già direttore generale della pubblica sicurezza, accusato di complicità nell'assassinio di Giacomo Matteotti. Cfr. il saggio di Salvemini, in Non mollare, cit., pp. 19-21. 594 Bibloteca Gino Bianco
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