Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuoruscito Marte, tale sera, tale ora. Niente altro. Se fosse successo qualche malestro a me o alla famiglia che mi ospitava, responsabile sarebbe stato il prefetto, solo depositario del segreto. Mi fece rispondere che la sera della mia partenza due agenti della polizia sarebbero venuti a prendermi dov'ero, e mi avrebbero accompagnato a Roma. (Questa sarebbe stata definita in seguito "custodia protettiva": cioè gli agenti protettori sarebbero spariti poco prima che fascisti tutt'altro che protettori fossero entrati in azione. Per il momento la protezione funzionava.) Partenza dunque da Firenze per Roma. Come il mio vecchio amico Niccolò Rodolico abbia saputo di quella mia partenza, a quell'ora, da quella stazione, non so. Lo trovai alla stazione per salutarmi. In un momento come quello era una prova di amicizia fedele e coraggiosa, che n1i commosse assai. Rimanemmo seduti l'uno accanto all'altro in attesa del treno, silenziosi come due innamorati. E silenziosi ci abbracciammo quando mi toccò partire. La vita vale la pena di essere vissuta quando vi dà amicizie come quelle. Alla stazione di Roma due altri agenti mi presero in consegna, per accompagnarmi a Napoli, dove volevo andare a visitare Giustino Fortunato. Rimasi da Giustino Fortunato per un paio di giorni: i due agenti stazionavano in portineria; Giustino li invitò un giorno a colazione con noi. Da Napoli andai a Sorrento a salutare Carlo Ruffino e Donna Teresa Ruffino-Martini, e qui rimasi una decina di giorni: gli agenti si alloggiarono proprio all'entrata della villa. Eravamo diventati amici: li assicurai che non sarei fuggito, ma avrei fatto sapere loro quando partivo; intanto si godessero Sorrento. Da Sorrento ritornai a Roma sempre accompagnato dai due angeli custodi. A Roma feci lo stesso contratto con i due nuovi angeli custodi; io mi impegnavo a non squagliarmi, e loro si godessero la vita. Quando partii da Roma per Santa Margherita Ligure, dove Raffaele Rossetti e la sua signora mi offrivano ospitalità, due nuovi angeli custodi mi presero in consegna. Anche con questi feci amicizia, ai soliti patti. Nel processo del Non mollare io ero stato non assolto, ma messo in libertà provvisoria in attesa che il tribuale giudicasse il maggiore - anzi unico - testimone d'accusa. Nell'accettare la libertà provvisoria, mi ero impegnato per iscritto a tenermi a disposizione del tribunale; e intendevo mantenere questa promessa. Ma tutti prevedevano che ci sarebbe stata una ammstla per i reati di carattere politico, con lo scopo di aprire il carcere agli imputati per l'assassinio di Matteotti: attraverso un pertugio sarei passato anch'io. L'amnistia fu pubblicata negli ultimissimi giorni di luglio. Non avevo, dunque, piu nessun impegno che mi legasse a rimanere a disposizione del tribunale: questo doveva applicarmi l'amnistia; e se non l'applicava subito, violava un mio diritto; mi sentivo perciò sciolto da ogni obbligo e legale e morale. Non c'era da superare che la "protezione" dei due angeli custodi. Quando comunicai a questi che andavo a Milano, furo593 Bibloteca Gino Bianco

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