Memorie di un fuoruscito Che dire dell'uomo politico, L'episodio recente del Non mollare lo dipinge. Esso gli ha ridato un poco della incredibile celebrità d'altri tempi. Nessun disprezzo delle moltitudini. Per essere certi dell'esito felice di un'impresa, bisognava, come per la guerra di Libia, che Salvemini ne profetizzasse il disastro o viceversa. Durante l'intervento predicò la guerra democratica e si ebbe la gara piu sfrenata degli egoismi nazionali: dopo la guerra volle per forza che Fiume fosse concessa ai croati, e Fiume diventò italiana: tra i socialisti fu un patriotta, tra i patriotti un socialista; dopo avere per tanti anni predicato contro la massoneria, viene messo oggi in combutta con gli ebrei massoni di Firenze, di Roma e di Genova: dopo avere definito Giolitti · "il Ministro della malavita" si trova a combattere, a gomito insieme con gli arnesi giolittiani piu frusti [ ... ] . Il fascismo deve essere grato a Gaetano Salvemini. Egli si è schierato con i suoi avversari: e questo è il segno piu sicuro della fatale vittoria fascista. È un uomo onesto? Può darsi. Ma di fronte alla sua rovinosa onestà che v1 costringe a bestemmiare la vita dal giorno in cui avete la disavventura di incontrarlo, ci vien fatto di prendere in simpatia gli allegri pregiudicati dei sobborghi, gli eleganti tagliatori di borsa e i cavalieri d'industria: questi almeno, danneggiando l'umanità e disonorando l'Italia, in misura sempre minore del professore di Molfetta, hanno il merito di farvi passare leggendo le loro imprese sui giornali un quarto d'ora di buon umore. Io non profetizzai mai che la spedizione di Libia sarebbe finita in disastro. Nel 1911, prima che la impresa fosse iniziata, sostenni che la conquista di quel Paese sarebbe stata economicamente improduttiva, e per giunta avrebbe provocato nella penisola balcanica una crisi, di cui il Governo di Vienna avrebbe approfittato per riprendere la marcia verso S~lonicco; dopo che la impresa fu iniziata, sostenni che era necessario ridurre le operazioni militari alla occupazione sulla costa dei punti piu facili a tenere contro assalti dall'interno e sorvegliare il settore balcanico, dove l'Italia aveva interessi ben piu vitali da proteggere che in Libia: quando scoppiò la guerra europea, nell'estate del 1914, il Governo italiano si trovò paralizzato appunto dallo sperpero di armamenti che era stato reso necessario dalla impresa della Libia. Quanto a Fiume, questa città fu ceduta alla Croazia non da me, ma da Sonnino, nel trattato di Londra; invece io sostenni sempre che a Fiume, abitata da una popolazione per due terzi italiana e un terzo croata, doveva essere garantita la autonomia tradizionale, correggendo l'errore commesso da Sonnino nel trattato .di Londra. La storia i fascisti la facevano allora e la fanno tuttora prescindendo dai fatti. Nel libro Non mollare ho raccontato quel che mi avvenne dopo che ero stato rimesso in libertà provvisoria, e fui abbandonato in piena notte alla belle étaile, e cercai ospitalità in casa Rosselli, e quella casa fu saccheggiata da cima a fondo a causa di quella ospitalità, dopo che l'avevo lasciata. Era chiaro che non potevo rimanere in permanenza nascosto in casa della famiglia, presso la quale mi ero riparato. Per mezzo di Ugo Ojetti, che da molti anni mi era amico generoso e non era ancora passato, ufficialmente almeno, nel campo mussoliniano, feci sapere al prefetto in persona che io mi proponevo di partire da Firenze per Roma, stazione Campo di 592 BiblotecaGino Bianco
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