Memorie di un fuoruscito media per burattini, con intervento dei dottori Balanzoni, Arlecchini e Brighella delle svariate contrade d'Italia, non senza lacrime e fiori di un paio di sentimentali Rosaure, in veste di allieve dell'Istituto superiore, le quali - dice il Corriere della Sera - "durante il dibattimento si intrattenevano col maestro, che discorreva con loro affabilmente." La commedia è finita come doveva finire, cioè con la comparsa improvvisa di Fasulèn, che ha crocchiato di santa ragione sulle teste di legno, con l'arte e con lo stile che gli sono consueti. Alcuni personaggi - tra i quali vediamo con piacere qualche rappresentante della tribu di Levi - sono finiti a un certo momento dentro a un negozio d'uccelli: altri entro un negozio di computisteria: tutta la scena finale è stata quindi accompagnata da altissimi lai in vernacolo fiorentino, intrecciati con svolazzi e gorgheggi di canarini e di fringuelli spaventati e da fragorosi capitomboli di scatole, scatoline e astucci di penne e pennini: un quarto d'ora che piange il cuore non aver vissuto. Nella buffa baruffa, mentre sui Gonzales, i Rossetti, gli Ansaldo, i Marinelli, i Pintor Luzzato, i Levi e altra simile carne battezzata, cadeva l'imbattibile bastone del Fagiolino Fascista, ci sono stati alcuni sgraffi al dorso della mano, alcune lividure all'avambraccio, qualche affronto all'onor del mento e un po' di cuoio capelluto malconcio: piccole tragedie sulle quali ci sforziamo invano di piangere. Il colonnello Rossetti si è rifiutato di dare la mano al questore "funzionario del Governo fascista," nel momento in cui lo stesso questore correva in suo aiuto: disgraziatamente nessuno era presente in quel momento per adagiargli con garbo quella medesima mano sulla faccia: i soliti contrattempi! [ ... ] Per conto nostro ci contentiamo del resoconto, piuttosto sintetico, fatto dal Direttorio del Fascio fiorentino, nel quale vibra una nota di legittimo orgoglio. Ci interessa piuttosto il protagonista Salvemini professor Gaetano di Molfetta, insegnante di storia moderna all'Istituto superiore di Firenze [ ... ]. Vi sono delle facce al mondo, portate in giro qualche volta da persone perbene, che attirano gli schiaffi, come le sputacchiere gli sputi. Forse Salvemini non ne ha colpa: ma la matrigna natura cos1 lo ha fatto, che al primo vederlo il gesto ,della mano diventa incontenibile, come in certi casi di suggestione ipnotica. Il suo viso, che dovrebbe essere, a sentire qualcuno, di filantropo, sembra scolpito da una mano dispettosa, che volesse creare il prototipo di quello che volgarmente si dice "una carogna." La cocciutaggine senza umanità e senza gusto, il dono sublime della inopportunità e della incomprensione, la mania della contraddizione, il carattere legnoso dell'uomo senza sentimento e senza pietà, il piacere insomma del seccatore implacabile come un flagello di Dio, sono riprodotti con mirabile perfezione tecnica sulla faccia del professore di Molfetta. Aggiungete a questo il sorriso dell'uomo che la sa lunga, lo sguardo di chi è solito dubitare del sole di mezzogiorno, e una parola bisbetica e sufficiente, scandita in quell'accento intollerabile di "toscano del basso Piemonte" che hanno i pugliesi in generale e i cittadini di Molfetta in modo particolare. Avrete un'impressione vaga e approssimativa dell'uomo. Ma per avvicinarsi alla realtà bisogna leggere i suoi libri, aridi e desolati come lande di terra incolta, spaccata dal sole. Bisogna vederlo all'opera mentre si gingilla con le sue mani senza garbo, vere mani da facchino, col comune italiano del Due e del Trecento, o peggio ancora, mentre esamina la rivoluzione francese, o peggio che peggio allorché prende di petto Giuseppe Mazzini, Francesco Crispi o Sidney Sonnino. Tanto piu è grande il personaggio che gli sta davanti, tanto piu il rabbioso professore gli si avventa addosso con la sua testa bassa, dura come un ariete; quanto piu è tragica e dolorosa la vicenda umana che egli esamina, tanto piu egli colpisce: la sbava con la sua saliva, acida come un corrosivo: quanto piu le intenzioni furono pure, tanto piu egli sogghigna nell'immiserirle a un calcolo, a un interesse, a una bassezza triviale e meschina. Se poi, come nel caso di Mazzini, di Crispi, di Sonnino, la vita del suo eroe si chiude entro il velario triste e sublime di una sconfitta, allora voi vedete quest'uomo saltare dalla gioia, piroettare, cantare, starnazzare, menar vanto e insuperbirsi come di un trionfo suo. Disgraziati personaggi, ai quali l'onta e la tristezza di avere avuto dopo morte un simile storico allevierà senza dubbio le pene òel Purgatorio [ ...] . 59'1 BiblotecaGino Bianco
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==