Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuoruscito A Regina Coeli di Roma un giovane carcerato mi faceva la stanza. Era una stanza vasta e luminosa e pulita, ma aveva l'inconveniente delle finestre con vetri fissi, a bocca di lupo e smerigliati, che non lasciavano vedere nessun angolo di cielo, e vi tenevano in una luce diffusa, sempre uguale, finché non veniva - benvenuta - la notte. Ma la calma compensava anche i vetri smerigliati. Il giovane mi dava notizie degli altri prigionieri politici, mi portava i loro saluti, informava loro dei miei, e mi · procurava da loro libri (la biblioteca della prigione non forniva libri che meritassero una sola occhiata). Uno dei libri prestatimi dai compagni di prigionia furono I Miserabili di Victor Hugo. lo li avevo letti quando avevo quindici anni, e avevo versato fiumi di lagrime su Fantine, a cui portavano via un dente. Dissi fra me e me nel cominciare la lettura: "Vediamo come ero buffo quando piangevo su quel dente." Ma quando arrivai a quel dente, piangevo dirottamente proprio come a quindici anni. Restituii il libro: avevo abbastanza dispiaceri per conto mio, e non era il caso di aggiungere ai miei guai anche quelli di Fantine. Dopo una settimana di Regina Coeli, venne l'ora di partire per Firenze. Il mio amico - un giovane comunista della Ciociaria, che aveva ferito un fascista, il quale aveva ferito suo fratello, e lui era stato condannato, mentre il fascista non era stato disturbato - mi disse sottovoce, tutto commosso: "Speriamo che nel Purgatorio l'anima santa di Lenin preghi per noi." Dove avrei trovato un caso piu bello di sincretismo religioso? Il cattolicesimo si perpetuava nella religione comunista, cosi come, tanti secoli prima, il paganesimo si era prolungato nel cristianesimo. Un amico, Emanuele Modigliani, generoso come sempre, aveva provveduto al taxi che mi doveva portare dalla prigione alla stazione, e alla spesa per un compartimento di seconda classe, in cui sarei rimasto solo con due carabinieri di guardia. Quando il taxi arrivò alla stazione, un giovane ufficiale dei carabinieri venne frettoloso a prelevarmi insieme coi carabinieri, e facendoci passare per non so quante sale e porte, ci condusse ad aspettare in una sala, finché non fosse arrivato H il treno per Firenze, o meglio il primo vagone iri cui c'era il compartimento riservato a noi, e su quello ci fece salire. Poco dopo si affollò innanzi alla porta dello scompartimento un gruppo di amici che volevano salutarmi. Ma mentre ci salutavamo a voce, non potendo io usare le mani che stavano nelle manette, ecco un gran vociare: un gruppo di fascisti veniva a salutarmi a modo suo. Si erano raccolti in coda al treno a quello scopo. L'ufficiale dei carabinieri mi aveva condotto per vie traverse in cima al treno, e cosf mi aveva sottratto al lor.o entusiasmo. Proprio mentre essi erano prossimi a trionfare, il treno si mise in cammino, privandoli della soddisfazione a cui giustamente aspiravano. I due carabinieri ed io dormivamo profondamente quando di buon mattino sentimmo gridare: "Firenze! Firenze!" I due miei angeli custodi si svegliarono di soprassalto, mi scossero e si precipitarono fuori dello 588 Bibloteca Gino Bianco

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