Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuoruscito :!mmainatore delle nostre bandiere, nelle severe aule dell'università londinese, un diffamatore italiano, nel giorno del loro glo~ioso anniversario. Zara, disperata, i Fasci della Dalmazia irredenta, gli italiani di Sebenico, di Trau, di Spalato, hanno lanciato ai fratelli del Fascio fiorentino il grido del loro dolore e del loro fierissimo sdegno per l'odiosa sfida gettata dal bieco disfattista alla giovinezza, che nelle trincee e nelle piazze d'Italia_ ha sanguinato e combattuto per la grandezza della Patria. · Il Fascio fiorentino, nel nome sacro della Dalmazia tradita, dei martiri e dei combattenti d'Italia, raccoglie la sfida di Gaetano Salvemini, e il grido di dolore dei fratelli dalmati, e impegna i deputati fascisti ad esigere dalle competenti autorità preci5e informazioni sulle ragioni e sui caratteri che le determinarono a rilasciare al Salvemini i passaporti necessari a ogni suddito italiano per recarsi in Inghilterra, mentre era noto il disegno antinazionale di costui; a chiedere al Governo nazionale che sia interdetto al Salvemini di varcare la frontiera italiana qualora non sia uscito in frode alla legge dello Stato; impegna gli eletti dal Fascio nelle amministrazioni comunali e provinciali, gli insegnanti e gli studenti fascisti del R. Istituto. di studi superiori e i fascisti tutti, a tenersi a disposizione del Fascio di Firenze per quella azione morale che nei limiti della legge valga a somministrare al rinnegatore dell'italianità dell'Adriatico il premio dell'iniquo baratto. Il Direttorio dà mandato alla segreteria politica di comunicare il presente ordine del giorno a tutti i Fasci d'Italia ed ai Fasci dell'estero e di richiedere la loro solidarietà. Se dicessi che questa prosa mi aveva letificato, direi una bugia bella e buona. Arroge che avevo sfidato un divieto esplicito del duce. Ma nelle lezioni' di Londra i governanti italiani dal 1871 al 1915 comparivano - quali erano apparsi a me - uomini assai meno furbi di quanto ci s~rebbe stato da aspettarsi nella patria del ben noto Machiavelli, e giudicati sleali, quando erano stati solamente timidi o inetti; la loro condotta nella Triplice Alleanza era stata quasi sempre scrupolosamente corretta, il eh~ non poteva dirsi sempre dei governanti tedeschi . e austriaci; la dichiarazione italiana di neutralità nel luglio 1914 era stata giustificata dalla evi~ dente volontà negli austriaci e nei tedeschi di scatenare una guerra non contemplata nel trattato; l'intervento italiano nella guerra era stato reso inevitabile dalla volontà austriaca di lasciar cadere nel nulla l'articolo VII del trattato.3 Piantare grane perché ero andato a Londra a parlar~ in quel n1odo, sarebbe stato troppo cretino. I larghi riassunti pubblicati dal Times, se fossero stati commentati in Inghilterra con notizie su rappresaglie da me subite per un "delitto" di quel genere, avrebbero fatto poco onore alla sagacia del duce; e questi era allora assai sensibile a quanto si pensava di lui specialmente in Inghilterra. Potei perciò ritornarmene a Firenze senza seccature e rappresaglie. Il duce lasciò /impunita quella: mia sfida alla sua volontà sovrana. Il fascistone fiorentino rimase "vota stringendo la terribil ugna." E per gli ultimi mesi del 1923 e i primi sei mesi del 1924, ripresi le mie lezioni senza avere la minima noia da nessuno. 3 L'articolo VII riguardava l'impegno al mantenimento dello statu quo nella penisola balcanica e prevedeva preventivi accordi tra i governi di Vienn~ · e di Roma e adeguati compensi nel caso che esso venisse alterato. 585 Bibloteca Gino Bianco

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