Il francese in Val d'Aosta mente garantita significherebbe costringere il governo a mutare strada. Ndrio ti e muro! Sarebbe il fallimento? - Tutt'altro! - I ministri, messi con le spalle al muro - e forse non chiederebbero di meglio -, troverebbero la forza di resistere alle infinite pressioni, da cui sono condotti a profondere sussidi da ogni parte. La burocrazia, che rappresenta la piu spaventosa sanguisuga del bilancio, è dopo tutto interessata, essa per la prima, ad evitare il fallimento; costretta ad abbandonare una parte del suo carico dalla resistenza del Parlamento e del Paese, comincerebbe subito a darci le economie possibili - e sono molte - senza aspettare il responso di là da venire della ennesima commissione di inchiesta. Fino a quando, invece, deputati e senatori rinvieranno sempre a nuovo ruolo la lotta contro la politica delle vacche grasse, fino a quando la burocrazia sentirà che può continuare impunemente la industria degli or~ ganici, tutti i provvedimenti finanziari destinati ad aumentare le entrate e a diminuire certi sussidi e certe spese, ma non tutte le spese sono indispensabili, serviranno solo ad aumentare le disponibilità per largire certi altri sussidi ed allargare certe altre spese. Il francese in Val d'Aosta1 Pubblicai senza osservazioni l'articolo del dottor Réan sul francese in Val d'Aosta, perché - data la verità dei fatti in esso narrati - mi pareva, e mi pare tuttora, anche dopo la lettera dell'amico Ricchieri, che i valdostani abbiano il diritto di pretendere un piu leale rispetto del loro diritto a studiare sul serio nelle scuole pubbliche, pagate col loro denaro, la loro lingua letteraria. Quello che fa la Francia, nel Nizzardo, o in Corsica, o in Tunisia, e quel che faceva la Prussia in Posnania, a noi, caro Ricchieri, non deve fare né caldo né freddo: l'Italia non deve andare a scuola dalle brutalità nazionalistiche altrui; deve cercare nei principii della giustizia e del buon senso la soluzione dei problemi propri. In Val d'Aosta c'è un nucleo di popolazione di sentimenti schietta1 Da "L'Unità," IX, n. 53, 30 dicembre 1920. Intervento, a firma "g. s." nella polemica tra il dottor A. Réan e G. Ricchieri ospitata nello stesso numero, in cui il primo trova eccessivo pretendere non solo che non si mettano ostacoli "a quante spe-se intendono fare i valdostani per la conservazione nel loro paese della loro lingua materna; ma che inoltre nelle scuole pubbliche governative si dia la preferenza al francese su quella che è la lingua letteraria della Nazione," mentre il secondo deplora la politica di persecuzione che lo Stato ha sistematicamente messo in atto contro la lingua francese in Val d'Aosta. [N.d.C.] 579 Bibloteca Gino Bianco
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