Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Da "L'Unità" L'Einaudi m1 spiega che l'aumento del prezzo del pane non è né un'imposta nuova, né il rialzo di una imposta preesistente: "si tratta di sopprimere un sussidio, di far cessare una spesa, che lo Stato fa sopportare ai contribuenti mercé quella vera e dannosissima imposta, che è il torchio dei biglietti a stampa." E se cosf fosse nulla avrei da ridire. Ma l'amico Einaudi si guardi intorno. E vedrà che il ministero,_ mentre propone l'aumento del prezzo del pane, consente alle banche di intensificare il lavoro del sullodato torchio perché possano fare prestiti, cioè elargire nuovi sussidi, a certe industrie, di cui l'Einaudi ci ha insegnato da molti anni a combattere il parassitismo incorreggibile. Nello stesso tempo, il ministero ordina alla industria "nazionale" le rotaie ferroviarie a un prezzo che è di 400 lire la tonnellata superiore ai prezzi dell' industria "estera": un altro sussidio di diecine di milioni alla lupa siderurgica. Quanto alle economie nelle spese burocratiche, lo stesso ministero ci ha fatto sapere, per bocca dell'onorevole Meda, nella seduta della Camera del 22 luglio scorso, che "di economie non si può parlare, dal banco del Governo, con troppa fiducia; il primo dovere è di non creare illusioni, e di non pascere il paese con promesse irrealizzabili; non si fa una legge, che non porti la necessità di nuovi uffici, di nuovi impiegati, di nuove spese": e difatti, nel luglio del 1920 si sono spesi, per i ministeri civili, 205 milioni piu che nel luglio 1919; e la spesa cresce sempre ... Ora che cos'altro sono gli stipendi pagati a impiegati, che si potrebbero senz'altro licenziare, o mettere in pensione, se non sussidi, che contribuiscono anch'essi in prima linea al disavanzo, cioè al lavoro del torchietto malaugurato? E allora, amico Einaudi, a che gioco giochiamo? O meglio, a che gioco gioca quel ministero, a cui tu, sia pure brontolando, consenti le imposte nuove e consenti la diminuzione della spesa del pane? Non si pareggia il bilancio; e neanche ci si avvicina sicuramente al pareggio. Si tappa un buco e se n'apre un altro. E si segue la linea della minore resistenza. La massima resistenza è data dalle economie burocratiche; la minima è stata rappresentata finora dall'aumento delle tasse; oggi comincia a diventare il prezzo del pane. A proposito del quale il senatore Pellerano, nella seduta del Senato del 6 dicembre, ci ha fatto sapere che "per migliorare le condizioni degli ufficiali, basterebbe, che nel prossimo aumento del prezzo del pane si facessero entrare 2 centesimi al chilo per questo scopo determinato, e si avrebbero cosi 60 milioni per dare modo di vivere decorosamente agli ufficiali del nostro valoroso esercìto": ecco la mentalità dei nove decimi dei nostri uomini di governo e dei nostri parlamentari. In queste condizioni, sembra a me che votare l'aumento del prezzo del pane e le tasse annesse e connesse, sia né piu né meno che aprire una nuova via di scampo alla politica degli sperperi. Puntare, invece, i piedi su questo terreno fino a quando una politica di economie non sia seria5781 BiblotecaGino Bianco

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