lnt01'no al controllo operaio statizzazione delle fabbriche d'armi. Perché, infatti, fermarci al controllo operaio, mentre abbiamo ragioni solide per andare fino alla soppressione totale del capitale e della impresa privata? Contemporaneamente il nostro Governo potrà e dovrà iniziare nei consigli internazionali una campagna per ottenere che tutti i Governi diano una realizzazione concreta all'art. 8 dei Trattati di Versailles e di Saint Germain, e procedano a statizzare e monopolizzare gli armamenti, preparando essi la via al provvedimento ultimo, senza cui la pace del mondo non sarà mai assicurata: al controllo internazionale di ciascuno Stato. È curioso notare come, in questi tempi di economia associata, nessun economista associato si ricordi di domandare la estensione del suo sistema alle miniere di ferro, agli impianti siderurgici, alle fabbriche di armi, di munizioni, di navi da guerra, di cannoni ecc. La economia associata vuole associare ogni cosa: l'olio, il grano, il carbone, le forze idroelettriche, il baccalà, le balie, l'amore. Solamente dei milioni e dei miliardi maneggiati dai siderurgici e dagli speculàtori del sangue umano, i nostri economisti associati non si interessano mai. Eppure tutti gli economisti liberali, da Adamo Smith in poi, hanno fatto un'eccezione alla regola del lasciar fare, lasciar andare; hanno esplicitamente riconosciuto che l'industria degli armamenti deve essere sottratta alla iniziativa privata, e monopolizzata dallo Stato. Nòn che non riconoscano tutti gli inconvenienti finanziari, che portano seco le gestioni di Stato; ma i vantaggi e le necessità politiche superano gli inconvenienti .finanziari. Queste statizzazioni possono avvenire senza grandi indennità pagate dallo Stato. Esiste, infatti, una legge recentissima per l'avocazione dei sopraprofitti di guerra allo Stato. Ora tutti sappiamo che le miniere di ferro, ie aziende siderurgiche, le fabbriche d'armi, hanno realizzato nella guerra profitti favolosi. Ogni volta, dunque, che dalla indagine fiscale risulta che una miniera di ferro, una officina siderurgica, una fabbrica d'armi, è stata, in tutto o in parte, impiantata o ammortizzata con profitti di guerra, il Governo invece di confiscare questi profitti per mezzo di imposte, può impadronirsi senz'altro degli impianti e statizzarli, se sono dovuti interamente ai profitti di guerra, o indennizzare solamente quella parte del capitale, che non è dovuta ai sopraprofitti di guerra. Nel calcolare, poi, il valore delle miniere e degl'impianti siderurgici, occorre tenere conto delle perdite, che si avrebbero in quei capitali dalla fine del protezionismo doganale e degli altri favori governativi. Gli impianti, cosi statizzati, potrebbero essere affidati a cooperative operaie. Non si tratterebbe - badiamo bene - di accordi fra capitalisti e operai, come quello di cui si è parlato per la Fiat o per l'Ilva - accordi, di cui il resto del paese pagherebbe le spese, sottomettendosi alla continuazione del protezionismo doganale. Si tratterebbe di accordi, che avverrebbero fra lo Stato e le maestranze, dopo che le imprese private fossero messe fuori di qualunque cointeressenza nelle aziende. 575 BiblotecaGino Bianco
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