Il metodo giolittiano negli stessi part.J.ti d'avanguardia, e nel 1912 nessuno certamente si sarebbe sognato di affermare che la grande conquista democratica potesse considerarsi matura e che essa fosse imposta dalla volontà popolare, quando Giolitti, subito dopo avere fatto cadere il Ministero Luzzatti sopra una modestissima e timida proposta di allargamento del diritto elettorale, ritornava al potere e annunciava al pubblico attonito il suo fermo proposito di introdurre, senz'altro, il suffragio universale. Lo scopo di quella mossa, dalle apparenze rivoluzionarie - e le elezioni del 1913 lo dimostrarono luminosamente - era decisamente conservatore. Giolitti capi che, al punto in cui era stata spinta la propaganda, la campagna per la conquista del suffragio universale era destinata, presto o tardi, a trionfare, e che essa, in mano dei partiti estremi, diventava un'arma poderosa per condurre una campagna vittoriosa e demolitrice contro quella coalizione di uomini parlamentari, di burocratici e di .finanzieri, che attraverso le varie successioni di partiti e di ministeri, era sempre riuscita a mantenersi al potere. Anticipando la riforma, egli otteneva il duplice vantaggio di svalutarla nel giudizio dei rivoluzionari intransigenti e irreducibili, e di imporre la prima applicazione in un momento in cui i partiti di opposizione e le masse popolari erano completamente impreparati a valersi della inattesa conquista, e non avevano armi da opporre a quelle del Governo' e dei suoi agenti specializzati in tutte le manovre ed in tutte le violenze elettorali. Cosi egli riusciva a dimostrare agl'ingenui dell'estrema che il suo governo era il piu democratico di quanti ne potesse avere o sperare l'Italia, ed ai conservatori che, consule Giolitti, anche il suffragio universale non solo non era quella riforma rivoluzionaria che si era sempre temuta, ma che esso poteva attuarsi tranquillamente senza modificare in nulla la .fisionomia del Parlamento ed il perfetto equilibrio delle forze politiche e burocratiche del Paese. Oggi per il controllo operaio il metodo giolittiano si ripete nelle stesse forme e cogli stessi scopi. La conquista non riesce del tutto nuova a chi segue le riviste socialiste ed i resoconti dei congressi delle organizzazioni operaie. Ma per essa non c'è stato nemmeno una minima parte di quell'intenso lavoro di propaganda che è durato piu di un trentennio per la conquista della giornata di otto ore. E non solo è mancata la propaganda, ma è mancato anche il lavoro di preparazione e tutte le indispensabili discussioni preliminari, tantoché ora, a conquista virtualmente ottenuta, nemmeno gli stessi dirigenti delle organizzazioni sanno dirci con precisione che cosa si voglia controllare ed in quale forma si voglia esercitare il controllo. Soltanto un po' alla volta e con grave ritardo, la Confederazione del lavoro è riuscita a formulare il suo programma, che lascerebbe ai consigli di fabbrica il controllo sulle singole officine, per riassumere nelle mani dei Sindacati nazionali il controllo di ogni intero ramo d'industria. Ma quali rapporti si vogliono stabilire fra 1 consigli di fabbrica e la amministrazione e direzione degli stabilimenti, non s1 nesce ancora a 563 Bibloteca Gino Bianco
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