Da "L'Unità" e dittatoria di uno schema di organizzazione arbitrariamente prefissato da pochi teorici, noi siamo col Crespi e ci dichiariamo decisamente antisocialisti. Ma se invece non s'intende come socialismo l'utopia, ma la realtà attuale, il movimento economico e politico delle classi lavoratrici, diretto non solo ad un miglioramento delle loro condizioni materiali, ma ad una trasformazione dei rapporti di produzione, non solo non ci sentiamo di condannare questo movimento, ma seguitiamo a riporre in esso, nono-- stante le sue degenerazioni, tutta la nostra fede e le nostre speranze. Sebbene la realtà degli ultimi anni sembri provare il contrario e sembri giustificare la condanna del movimento socialista come del piu prezioso alleato di tutte le forme di parassitismo economico e di accentramento burocratico, noi riteniamo ancora che libertà economica e movimento sociaEsta debbano e possano, almeno in questo periodo di transizione, integrarsi a vicenda e funzionare reciprocamente da correttivo, in modo da impedire che tanto la libertà illimitata dei capitalisti, quanto l'azione egoistica di categoria degli operai organizzati possano per vie diverse condurre a privilegi e monopoli d'individui e di gruppi. Perciò le nostre convinzioni liberiste non ci hanno imposto di rinnegare la vecchia fede nel movimento socialista né ci possono imporre di dare l'ostracismo a quei pochi amici che, senza dissentire dalle nostre idee, intendono dare ancora la loro attività a quel movimento. Il metodo giolittiano1 Giolitti sta ripetendo col controllo operaio l'identico giuoco che gli è già riuscito - ed in un primo tempo con pieno successo - col suffragio universale. Per vent'anni se n'era parlato senza calore e senza convinzione dai rappresentanti della democrazia piu avanzata; e negli stessi congressi del Partito repubblicano, per il quale l'insistere su quel postulato costituiva un debito d'onore, esso era periodicamente l'oggetto di un voto platonico e quasi obbligatorio di gente, che sapeva di poterlo fare senza gravi responsabilità, tanto era certa che nessuno l'avrebbe preso sul serio. Soltanto dopo il 1908 un ristretto manipolo di volonterosi, fermamente convinti che il suffragio universale era l'unico mezzo per trasformare la vita politica del mezzogiorno, riusd con una propaganda attivissima ad interessare l'opinione pubblica a quella riforma ed a guadagnare numerose adesioni e simpatie. Ma le resistenze erano ancora fortissime t Da "L'Unità," IX, n. 41, 7 ottobre 1920, a firma "L'Unità." [N.d.C.] 502 Bibloteca Gino Bianco
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