Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Che fare? Il nostro movimento, m1z1atosi come una reazione alla degenerazione socialista, che andava asservendo un'idea di giustizia universale agli interessi di pochi gruppi privilegiati, ha dovuto necessariamente richiamarsi, contro tutte le forme di protezionismo e di parassitismo politicante, alle idee della libertà economica. Ma deriva da questo, come necessaria conseguenza, che il nostro movimento debba identificarsi col liberismo economico e col liberalismo politico, e che la logica ci imponga di combattere non solo le degenerazioni socialiste, ma lo stesso socialismo? Mentre il liberismo della scuola classica, come il vecchio liberalismo conservatore sono essenzialmente individualisti, noi crediamo alla funzione storica delle masse, le quali non hanno altro mezzo di farsi valere all'infuori dell'azione di classe. L'economia capitalistica, di cui il liberismo è l'espressione teorica, è indubbiamente la piu perfetta forma di produzione a cui l'umanità sia giunta finora; ma non possiamo ritenere per ciò che l'evoluzione economica, giunta a questo limite di perfezione, debba arrestarsi. Tutt'al contrario i segni della sua necessaria trasformazione si vedono già manifesti: da un lato il liberismo individualista non è piu sufficiente ad impedire la formazione dei grandi sindacati e dei monopoli di fatto e di diritto, che ne sono la negazione piu completa; dall'altro esso rappresenta bensi'. lo strumento piu perfetto per ottenere l'aumento indefinito della produzione col minimo costo, ma a patto di poter contare sulla collaborazione disciplinata e passiva della massa salariata; collaborazione che si rende tanto piu difficile ed aleatoria quanto piu la produzione aumenta e si accentra in organismi giganteschi. Quando lo sviluppo della economia capitalistica porta alla creazione di tali accentramenti mostruosi, in cui la continuità della produzione dipende dal consenso di centinaia di migliaia di salariati, è evidente che il capitalismo ha fatto troppo a fidanza nella propria forza illimitata di espansione, ed è arrivato ad una svolta critica del suo sviluppo, in cui è assai probabile si manifesti l'ineluttabilità del dilemma: o modificare i rapporti di produzione, o vedere arrestarsi la macchina produttiva. Determinare fin d'ora quale debba essere il sistema economico del domani è una fantasia da sognatori; e noi perciò riteniamo assurda e rovinosa l'utopia massimalista, che sogna di potere far tabula rasa di tutta la organizzazione economica preesistente, e creare tirannicamente tutto un nuovo funzionamento, spaventosamente accentrato, della produzione e degli scambi, dimenticando fra l'altro che l'Europa d'oggi, per merito o colpa dell'economia capitalista, ha una popolazione cinque volte maggiore di 150 anni fa, e che un arresto, anche momentaneo, della produzione e della circolazione può determinare la morte per fame di milioni d'infelici. Ma se non crediamo all'utopia massimalista, come abbiamo combattuto il riformismo statolatra e cooperativista, ci sembra fuori di dubbio che lo sviluppo stesso della economia capitalista debba condurre ad aumentare sempre piu la partecipazione della massa lavoratrice nel processo produttivo. Se quindi per socialismo si deve intendere l'imposizione capriccios:i 561 BiblotecaGino Bianco

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==