Parlamento del lavoro e consigli d'aziençla i consigli di fabbrica, se non altro per il semplice motivo che c1 sono troppo poche fabbriche (per fare lo stufatino di lepre ci vuole la lepre o almeno il gatto). Scriviamo queste cose, non per affermare la inutilità delle discussioni e della propaganda federalista. Tutt'altro! Le scriviamo anzi, per incitare a un maggior fervore di discussioni e di propaganda: perché solo per questa via la necessità della lotta contro l'accentramento parlamentare e burocratico penetrerà nella coscienza del Paese. Vogliamo solamente mettere in guardia i nostri amici contro il pericolo di un nuovo... aborto procurato per via legislativa ad idee, che ci sono care. Allorché questo movimento di idee sia giunto, in qualche parte del nostro paese, a tale maturità, che se ne veda possibile la realizzazione, dobbiamo guardarci bene dal volere che una legge generale risolva :1 problema, con un colpo di bacchetta magica, per tutto il paese. Dobbiamo solamente esigere che la Camera, riconoscendo la propria incompetenza, riconosca agli enti elettivi locali, quali sono oggi costituiti, P diritto di riorganizzarsi come meglio credano, via via che le correnti locali rinnovatrici facciano sentire la loro pressione sui comuni e sulle province cos1 come sono oggi costituite ed amministrate. In fondo, la sola riforma, che noi dobbiamo chiedere, consiste in un semplice articolo di legge: "I comuni e le province sono autorizzati a modificare la legge comunale e provinciale, ciascuno nei limiti delle proprie attribuzioni." Dovunque il proletariato è giunto a tale grado di maturità da costituire i consigli di azienda, li costituisca ed obblighi i padroni a riconoscerli. Dovunque può riorganizzare comuni, province, regioni col nuovo metodo, che si chiama soviettistico ed è il vecchio metodo federale italiano, conquisti gli enti elettivi locali, e li riorganizzi sul nuovo piano, buttando per aria la vecchia legge comunale e provinciale. Le regioni in cui il movimento giunga a maturità, costituiscano consigli interregionali federali; e organizzino la propaganda nelle regioni piu lente a muoversi, perché sia possibile il sorgere di un Parlamento nazionale nuovo, che mandi a casa l'antico. Questo metodo è lento e difficile. Piu comodo è venire a Roma a mettersi d'accordo con un po' di direttori generali e con qualche ministro per fabbricare il mondo nuovo a furia di decreti reali. Non altrettanto comodo, ma sempre assai piu facile che seguire il metodo democratÌl'.ù della trasfmmazione delle coscienze, è quello di fabbricare il nuovo mondo a furi.t di decreti di un comitato rivoluzionario. Ma la gatta frettolma fece i gattini ciechi. E in questo caso il gattino cieco è la burocrazia romana, pronta a dichiararsi anche soviettista, passando dagli ordini dell'onorevole Giuffrida, 3 a quelli dell'onorevole Turati, o a quelli dell'onorevole Bom3 Giuffrida Vincenzo (1881-1940), uomo politico. Consigliere di Stato nel 1917, ebbe una parte importante nella direzione della vita economica dell'Italia in guerra. Deputato dal 1919 al 1924, fu ministro delle Poste (1921-1922). [N.d.C.] 557 Bibloteca Gino Bianco
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