Da "L'Unità" scussioni - se non si ridurrà anch'esso a un fucco di paglia, in questo nostro paese cosf fecondo di aborti - dovrebbe condurci ad una riorganizzazione dell'Italia su basi schiettamente federali, con la fine dell'unità amministrativa, divenuta sempre piu soffocante nei passati cinquant'anni. Diciamo dovrebbe; non osiamo dire deve. Perché, salvo che nei giovani scrittori dell'Ordine nuovo di Torino - non come concezione organica e come. consapevole metodo di pensiero e di azione, ma piuttosto come intuizione a volte chiarissima, a volte torbida ed evanescente -, e salvo che nei gruppi anarchici, e in qualche repubblicano - che conserva la tradizione del pensiero federalisita di Cattaneo - noi non vediamo che ci sia ancora in Italia una solida corrente di pensiero federalista e antiburocratico. Il Partito socialista italiano, che pretende di essere un partito rivoluzionario, non ha ancora capito che la rivoluzione non consiste nel far baccano per ottenere lavori pubblici o sussidi di disoccupazione; ma consiste nel distruggere la vecchia 1nacchina amministrativa e crearne una nuova: ogni aumento di influenza socialista, anzi, non porta che ad una estensione dell'accentramento burocratico. Il socialismo rivoluzionario italiano non è che socialismo di stato, il quale minaccia la rivoluzione per ottenere un rafforzamento sempre piu mostruoso dell'attuale burocrazia romana. In fondo l'ideale di 999 su 1000 socialisti italiani, è la "economia associata" dell'onorevole Giuffrida: cento ministeri, cinquemila direzioni generali, cinquantamila divisioni, mezzo milione di sezioni, venti milioni di funzionari dello Stato, ognuno dei quali provvede a partorire, allattare, vestire, sculacciare e smerdare gli altri venti milioni di italiani minorenni e deficienti. La stessa nuova organizzazione dei consigli di fabbrica, dei consigli comunali e regionali e del Parlamento del lavoro, è concepita dai piu - meno che dai giovani dell'Ordi·ne nuovo - non come il resultato di una nuova coscienza del proletariato, che crea dal basso gli organi della nuova vita sociale: ma come il resultato di un atto di volontà e di imposizione di un certo numero di padreterni, che dall'alto, da Roma, fabbricano il mondo nuovo a furia di leggi, decreti, circolari. In fondo in fondo, fra l'onorevole Turati e l'onorevole Bombacci non ci sono che differenze di temperamento e di metodo e di rumorosità. L'onorevole Turati fabbricherebbe il nuovo mondo con decreti reali e con leggi del parlamento; l'onorevole Bombacci lo fabbricherebbe con decreti della direzione del partito e con deliberazioni dei congressi del partito. L'onorevole Turati vuole la intesa amichevole colla burocrazia attuale; l'onorevole Bombacci vuole costringere la burocrazia attuale a marciare a furia di pedate. Ma l'uno e l'altro non vedono il mondo se non attraverso lo spirito di un direttore generale di un ministero. In queste condizioni, noi temiamo assai che tutte le discussioni sui consigli di fabbrica, e di mestiere, e di comune, e di regione, e di nazione, mettano voce, a un certo punto, in una nuova legge, in cui una riforma amministrativa, che è forse matura in Piemonte, sia imposta anche a regioni, come la Sardegna e la Basilicata, in cui non si possono mettere su 556 BiblotecaGrnoBianco
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