Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Da "L'Unità" nando lo sciopero ferroviario, ha applaudiito a quelle sezioni e a quei soci, ·che nell'interesse superiore del paese si sono adoprate collettivamente o individualmente a diminuire il danno che nell'economia nazionale deriva dallo sciopero. Se la notizia è vera - e non c'è nessun motivo per dubitarne - non esitiamo ad affermare che il Consiglio centrale dell'Associazione dei _ combattenti ha commesso un grave errore. Che lo sciopero ferroviario danneggi l'economia nazionale, è evidente; che uno sciopero nei servizi pubblici, come quello delle poste e delle ferrovie, debba esser vietaito dalla legge, è pacifico anche fra molti socialisti ufficiali, dopo beninteso che sia stata assicurata al personale la possibilità di far valere legalmente e permanentemente le proprie ragioni; che lo sciopero ferroviario, in questo momento di difficoltà economiche, non sia davvero destinato a facilitare la ripresa della vita normale, è chiaro come due e due fanno qua~tro. E si capisce che queste considerazioni abbiano determinato la deliberazione del Consiglio centrale dell'Associazione combattenti. Ma c'è il rovescio della medaglia. I lavoratori delle aziende statali non hanno nessun mezzo per far valere legalmente e costantemente le loro ragioni, in confronto della indifferenza e della immoralità dell'alta burocrazia romana, la quale non si muove se non col coltello alla gola; da venti anni, ogni volita che si minaccia o avviene uno sciopero in un pubblico servizio, tutti gridano che occorre dare ai pubblici funzionari il mezzo per far valere, ecc. ecc., ma le cose finiscono sempre con un aumento di stipendi, rimanendo illeso il dispotismo della burocrazia romana; da vent' anni a questa parte, ad ogni accenno come sopra, tutti coloro che utilizzano il servizio pubblico che in quel momento è in crisi, strillano che bisogna farla finita, non solo con gli scioperi del personale, ma anche con la incompetenza e coll'egoismo della burocrazia romana, che è responsabile del malcontento e delle crisi, ma passato l'uragano ognuno ritorna ai fatti suoi e non se ne parla piu. Oggi succederà allo stesso modo, cioè anche questa tempesta servirà solo ad aumentare le spese e a lasciare sempre viva la fonte di nuove convulsioni. In queste condizioni, tutto ciò che contribuisce ad attenuare le crisi, è tant'acqua al mulino della burocrazia romana. Ogni azione che contribuisce al mantenimento dello " statu quo ", non è che un premio di assicurazione alla malvagità burocratica. L'ìnteresse superiore del paese non è che uno sciopero come quello delle poste o delle ferrovie, finisca al piu presto: è che duri fino a quando la burocrazia romana sia disarmaita una volta per sempre. Biasimiamo pure i ferrovieri ed i postelegrafonici, per quelle parti delle loro rivendicazioni, che ci possono sembrare ingiuste; ma guardiamoci bene dal renderci solidali con... quegli altri. Le organizzazioni dei combattenti, se intendono esercitare azione politica, debbono stare attente assai a non cadere nel trabocchetto dell'antibolscevismo. Il peggior bolscevismo è quello della burocrazia romana. L'As554 BiblotecaGino Bianco

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