Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Fùiuci.ae sfiducia sibile la vita del ministero, ed evitare ... la rivoluzione! Bisogna che i deputati di tutti i partiti si rendano conto che la rappresentanza proporzionale, avendo messo fine alle placide discussioni e votazioni delle maggioranze pletoriche, costringe oramai tutti a un lavoro parlamentare intensissimo, in cui l'assenza di un giorno può assumere la forma di vero e proprio pubblico reato. Che se la maggioranza, anche disciplinandosi meglio, avesse, in questa Camera, bisogno proprio di tutti i voti di sinistra per assicurare la vita del ministero contro l'opposizione sistematica socialista, e contro le indiscrezioni clericali, allora la conseguenza, a cui si deve arrivare, non è che noi dobbiamo sostenere il Governo con la corda al collo, ma che il Governo e gli altri gruppi della maggioranza, in cui siamo invitati a entrare, debbono accettare, se non tutto il nostro programma, la parte essenziale di esso. A chi dice: "Aiutateci a non far niente o a far male, perché se non ci aiutate voi, un Governo non si può formare, e vi rendete responsabili della rivoluzione," - noi rispondiamo: "Se veramente il nostro aiuto vi è necessario per superare questa crisi, accettate il nostro programma, se non in tutti i particolari e sino a tutte le estreme conseguenze, almeno· negli indirizzi fondamentali; e noi vi aiuteremo e tirarvi dal cattivo \ ,, passo: se no, no. La rivoluzione n1assimalista non dobbiamo evitarla solamente noi: debbono temerla anche i cl~ricali e i cosf detti liberali-democratici; debbono temerla essi piu di noi. Secondo noi, anzi, è proprio la politica di errori, di malvagità, e di erba trastulla, che siamo invitati ad appoggiare per paura della rivoluzione, la causa vera di quella crisi degli spiriti, da cui può prorompere da un momento all'altro il disordine di una furiosa guerra civile. Se aiutassimo la maggioranza a continuare nei vecchi sistemi, allora sf che ci sentiremmo responsabili volontari e attivi del male! A chi, presentandoci lo spettro rivoluzionario, ci invita ad andare con lui, noi rispondiamo presentandogli lo spettro rivoluzionario e invitandolo a fare quel che vogliamo noi. Bella cosa è l'alleanza fra l'uomo e il cavallo, ma bisogna nell'alleanza essere l'uomo, non il cavallo. Noi vogliamo essere l'uomo. Se no, no. E il Corriere della Sera dovrebbe secondarci in quest'opera difficilissima di opposizione, che è disposta a divenire collaborazione ma con programmi chi'ari, da cui le aspettative legittime del Paese possano essere soddisfatte; di intransigenza, la quale è pronta a transigere, cioè non a disdire il proprio programma, ma a rinviarne a migliore tempo una parte, per realizzare immediaitamente l'altra. 551 BiblotecaGino·Bianco

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==