Discussioni "extra moenia" mo continuare a ripetere che in essa alle correnti ossigenate, che sembrano a poco a poco essere prevalse intorno a D'Annunzio, si mescolano cJ:·renti mefitiche di origini diverse, comprese quelle del militarismo professionale che ha lascz"atofare, del capitalismo triestino che cerca di sfruttare la generosità dei volontari per assicurare i dividendi dei tedeschi, armeni, greci, levantini e anche italiani della Camera di commercio di Trieste, e della mafia dell'onorevole Orlando e dell'onorevole Marchesano, che cerca di pesca~e nel golfo di Fiume una crisi ministeriale, senza detrimento dei dividendi della Società triestina di navigazione presieduta dal ben noto patriota italiano commendatore [di Francesco Giuseppe] Cosulich. Ma la discussione, essendo discussione su dati di fatto concreti, potrebbe continuare in eterno senza dividerci, finché fossimo convinti - ed è questo il caso - della buona fede reciproca. Quel che ci divide è lo stato d'animo opposto, con cui il Giuliano e noi guardiamo oggi la que- . stione di Fiume, come guarderemmo domani qualunque altra questione. Lo stato d'animo del Giuliano è nazionalista, il nostro è internazionalista. Ecco il punto. Il Giuliano crede alla patria come "concreta realizzazione del piu sacro valore umano." È un modo nebuloso di tradurre in italiano la idea tedesca "Deutschland iiber alles." La Germania colla sua concreta realizzazione, ecc., si è rotta le ossa. Cosf è succeduto sempre, e succederà sempre a chi si gonfia la testa di nuvole nazionaliste e immagina di poter fare della patria propria ad esclusione delle altre la realizzazione, ecc. E questo, specialmente nella civiltà moderna, in cui nessuna nazione può illudersi di imporre da sé sola la sua volontà a tutte le altre, dato l'intreccio di azioni e di reazioni, da cui tutte sono avvinte. E specialmente per l'Italia, che non si può neanche lontanamente sognare di possedere quel tanto di potenza, che possa ubbriacarla colla follia della prepotenza senza renderla ridicola. Questa guerra, se da un latÒ ha determinato ovunque una esasperazione del sentimento di nazionalità, dall'altra ha segnato il fallimento del sentimento nazionale quando si esasperi fino a non vedere nel mondo la esistenza di altre nazioni e pretendere che la patria [cioè la propria patria ad esclusione delle altre] sia la consueta realizzazione del pi·u sacro valore umano. Quando un sentimento di questo genere incarnatosi in un popolo, che nel 1914 fu il popolo tedesco, trascina il mondo a uccidere in quattro anni 7 milioni e mezzo di uomini, e a storpiarne altrettanti, e a distruggere cinquecento miliardi di ricchezza, l'umanità sarebbe un immenso ricovero di mentecatti se continuasse a ripetere in lingue diverse il ritornello del piu sacro valore. Questa guerra è stata pel sentimento di nazionalità quello che fu la guerra dei trent'anni per il sentimento religioso. La guerra dei trent'anni non estinse le religioni; ma dimostrando la folle sterilità delle guerre di religione, mise fine a queste guerre: rimasero bensi sempre dei fanatici pronti a ricominciare; ma si trovarono isolati e impotenti. Cosf oggi, dopo la guerra dei quattro anni, non manca chi è tutBibliotecaGino Bianco
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