La rotta di Caporetto ghilterra, costruite da ben piu lungo tempo che la nostra. Né, dopo tutto, dobbiamo ignorare o far le viste di ignorare che l'Italia ha superato l'insieme delle prove d'esame, pur attraverso a grandi errori e a terribili angosce; mentre l'Austria, la cui compagine militare faceva l' ammirazione e la paura di tanti nostri neutralisti civili e militari, si è alla fine sfasciata. Ma appunto questo contrasto fra la rotta di Caporetto, a determinare la quale si associarono tutte le malattie del nostro carattere nazionale, e le durissime prove sostenute prima e dopo Caporetto dagli elementi sani della Nazione fino alla vittoria ultima - questo contrasto minaccia di impedirci la visione del nostro dovere di domani. Chi guarda o ha interesse a guardare solamente a Caporetto, ne conchiude che non dovevamo entrare in guerra, che la guerra è stata un disastro, che l'Italia è un Paese buono a niente. Chi guarda o ha interesse a guardare solamente alla prova finalmente superata, ne conchiude che forse i mali accaduti non si potevano evitare e poiché in fondo non hanno portato alla rovina, dobbiamo rallegrarci di essere una grande - i piu balordi dicono: la piu grande - Nazione, e continuiamo pure allegramente coi vecchi sistemi, che dopo tutto non hanno fatto cattiva prova. Contro questo duplice errore noi dobbiamo reagire con tutte le nostre forze. L-a guerra l'abbiamo vinta, è vero; ma è stata una grande esperienza, che non deve essere avvenuta invano. Caporetto non è stata tutta la guerra, è vero; ma è stato un episodio della guerra, in cui, come sotto una lente di ingrandimento, si sono mostrate tutte le deficienze della nostra coltura e della nostra moralità nazionale; deficienze che hanno funzionato anche nei momenti felici della guerra, aumentando gli inutili sacrifici e paralizzando lo sfruttamento dei vantaggi; deficienze, che si sono rivelate in altre forme, sul terreno politico e diplomatico, in questi dieci mesi di armistizio; deficienze, che si presenteranno domani in altri campi e sotto altre forme; deficienze che si debbono accanitamente denunciare, non per compiere opera di autodemolizione, ma affinché sieno corrette da noi e dagli altri fino agli estremi limiti della possibilità. È necessario, insomma, che gli elementi sani e vigorosi della Nazione, a cui si deve la resistenza e la vittoria, non abbandonino oggi il campo alle forze dell'egoismo e della dissoluzione. È necessario che tengano presente sempre l'angoscia, il terrore, lo spasimo, la volontà disperata di morire e il disperato dovere, che li obbligò a vivere, nei giorni del disastro; è necessario che ricordino sempre, sempre, sempre Caporetto, affinché in ogni ora della loro vita il terribile ricordo li spinga a fare, senza pietà né per sé né per altri, il proprio dovere, a lottare con volontà di ferro contro le forze del male, a preparare per le generazioni che verranno, una vita intellettuale e morale e una organizzazione statale, meno infetta di quelle, con cui dovemmo precipitarci nella grande prova di ieri. Solo a questo patto i nostri morti non saranno morti invano. La guerra, che cominciò nel 1915, non è finita ancora. Continua 539 Bibloteca Gino Bianco
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