Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Da "L'Unità" salvarsi dalla corruzione del sistema, la ufficialità permanente del vecchio esercito, specialmente - ripetiamolo - nei gradi superiori, affrontò la guerra come un tegolo che le fosse caduto sul capo: privi assolutamente di sentimento nazionale come i mercenari del Medioevo - preoccupati solamente di salvar la pelle e di accelerare la carriera a spese dei "fessi" che si lasciavano ammazzare -, deplorando anche ad alta voce e in presenza dei soldati che la guerra fosse fatta all'Austria invece che alla Francia, che · sarebbe stata vittoria piu comoda e piu rapida - pronti sempre a brontolare contro i superiori, ma privi di ogni sentimento di dovere e di umanità verso gl'inferiori -, incapaci assolutamente di puntualità nel loro lavoro (è inaudita la impuntualità di quella gente, che i profani credono devota proprio al culto della puntualità!). Con quella gente anche un genio napoleonico si sarebbe trovato paralizzato in qualunque iniziativa. Il Comando supremo, che ebbe almeno la fortuna di essere diretto da un uomo di alta coscienza morale, di ferrea volontà e di eminenti attitudini organizzatrici - Cadorna: oggi gli sono addosso moltissimi che una volta gli leccavano le scarpe; noi non lo lodammo mai quando era potente, non intendiamo attenuare oggi nessun suo errore, ma non siamo vili, e ne riconosciamo e ne affermiamo le qualità buone e le benemerenze - il Comando supremo aggiunse un errore strategico fon<lamentale proprio alle deficienze di tutto l'organismo civile e militare della Nazione: non avere mai provveduto a una buona sistemazione difensiva dell'esercito per la eventualità di una fortunata offensiva nemica. Tutti, dunque, fummo colpevoli. Anche chi ha cercato di fare sempre il suo dovere, non può scrutare la propria coscienza senza riconoscere anche in sé macchie, piu o meno larghe, di complicità - il suo dovere lo fece proprio sempre? lo fece proprio tutto? - Ognuno ha il torto di voler accusare gli altri senza voler riconoscere i propri errori e le proprie colpe. Con tutto questo, per due anni e mezzo, dal maggio 1915 all'ottobre 1917, il nostro paese tenne duro in una guerra spaventosa. E dopo Caporetto, si riprese in uno sforzo meraviglioso di restaurazione morale e militare; e seppe resistere disperatamente, finché la compagine dello Stato nemico non si sfasciò nella disperazione di venire a capo della nostra disfatta. Questo vuol dire che non tutta la Nazione era imbelle e corrotta. Questo vuol dire che gli elementi vitali, i quali erano andati elaborandosi nel mezzo secolo di unità nazionale, per quanto numericamente inferiori alle forze di inerzia e di dissoluzione, avevano in sé energie sufficienti per superare, sia pure attraverso tragiche esperienze, la durissima prova. Anche in questo caso furono i meno, che soffrendo e spasimando riuscirono a trascinare i piu. Né bisogna dimenticare che disfatte come quella di Caporetto toccarono in questa guerra anche ad altri eserciti, famosi per la bontà del soldato, come il russo, o per il saldo sentimento nazionale, come il francese: ed errori e deficienze gravissime si rivelarono nel funzionamento di macchine nazionali, come la Francia e l'In538 BiblotecaGino Bianco

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