Da "L'Unità" questa democrazia in Italia deve andare a creare la sua forza fuori della minoranza organizzata dal Partito socialista, nella maggioranza, che il Partito socialista non può organizzare, perché se fosse organizzata non potrebbe piu sfruttarla. Ognuno al suo posto1 Han parlato chiaro. Comporre il blocco dei tre neutralismi, socialista, borghese, clericale, per conquistar la Camera e quindi salvare l'Italia: l'Italia dei prefetti galoppini, dei mazzieri, dei camorristi del Nord e del Sud, l'Italia che ha sabotato la guerra, l'Italia che ha rinnegato la vittoria. L'appello è lanciato: La Stampa ha proclamato "la fatale necessità" della triplice disfattista; Il Momento incomincia a discutere. Correndo ai ripari, già c'è chi farnetica di blocco interventista, da contrapporre all'altro blocco. Ebbene, prima che questa nuova mistificazione cominci a prender piede, sarà bene romperle il collo. Niente blocchi, a nessun patto. C'è un individuo in Italia, che fa schifo quanto il giolittiano neutralista: ed è l'interventista retore, massone, democratico rivoluzionario a parole e nazionalista reazionario a fatti, che la guerra europea ha risuscitato dalla tomba d'ignominia, dove sembrava composto, della guerra di Libia. Dar la mano a questa gente, dopo le loro prodezze di questi mesi d'armistizio, non vorremmo, neanche per scampar dalla morte. La rotta di Caporetto1 La guerra non è finita Dello sfacelo di Caporetto è innegabile che tutti siamo stati, piu o meno, responsabili. Le classi dirigenti, spezzatesi fra neutralisti e interventisti nel pe1 Da "L'Unità," VIII, n. 32-33, 7-14 agosto 1919, senza firma. [N.d.C.] 1 Da "L'Unità," VIII, n. 34, 21 agosto 1919, a firma "L'Unità." [N.d.C.] 536 BiblotecaGino Bianco
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