Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Decentramento o federalismo? statale, centrale e provinciale, sia spossessata di molte delle attuali funzioni. E questo spossessamento deve avvenire a favore di enti locali, elettivi, indipendenti dalla burocrazia statale, e forniti delle risorse finanziarie corrispondenti alle nuove funzioni, risorse che devono essere trasferite, insieme con le dette funzioni, dallo Stato agli enti locali. Insomma, bisogna distinguere il "decentramento amministrativo" dalla "ricostruzione delle autonomie locali" o "federalismo" che dir si voglia. Il federalismo oppone le autonomie locali alla burocratizzazione statale; il decentramento oppone gli organi provinciali dell'amministrazione statale ai ministeri. Le due idee non sono opposte: sono diverse, e debbono essere complementari. Cioè tanto il federalismo quanto il decentramento sono necessari: il primo per liberare il Paese dalla soffocazione della burocrazia sia statale, sia provinciale; il secondo otterrà che le funzioni che alla burocrazia statale rimarranno anche nel nuovo regime, non continuino ad essere monopolizzate e sabotate, come sono ora, dall'accentramento ministeriale. Stabilita questa n1assima, il problema da risolvere è se la ricostruzione delle autonomie locali o federalismo debba avvenire sotto la forma di regionalismo, oppure se il trasferimento delle funzioni e delle entrate finanziarie statali debba avvenire a vantaggio dei comuni e delle province. Io sto Rer questa seconda soluzione: perché i comuni e le province già esistono, mentre le regioni sono organismi inesistenti. I comuni e le province sono, certamente, organismi deboli e modesti, oggi. Ma sono tali appunto perché la burocrazia statale li ha vuotati di moltissime loro funzioni naturali: e bisogna appunto restituirli alle loro funzioni, cioè fortificarli e renderli liberi dalla burocrazia statale. Ma anche in questo, se non mi inganno, il dissenso è piu di forma che di sostanza, piu di opportunità che di programma. Io, infatti, ritengo che le province attuali, arricchite di funzioni e di redditi e rese perfettamente autonome, debbono, nella loro incondizionata economia, avere facoltà non solo di consorziarsi per intraprese d'interesse comune (lavori pubblici, istruzione inferiore e media, ecc.), ma addirittura di fondersi in amministrazioni regionali piu vaste e piu complesse. Ma questi consorzi e queste fusioni debbono nascere da bisogni locali, essere volute dalle amministrazioni autonome locali, e non deliberate e designate a priori dal Parlamento centrale. Se la riorganizzazione regionale è una necessità, ci penseranno gli enti locali, che sentiranno questa necessità, a trovare le vie per soddisfarla, secondo le loro convenienze, che nessun parlamento centrale può a priori e una volta per sempre definire. O io m'inganno, o credo di essere ancora piu federalista dell'amico Luzzatto: perché egli farebbe nascere le regioni da un atto di volontà dei poteri centrali: io lascio che nascano, se proprio sono necessarie, da libere fusioni delle autarchie locali. 533 Bibloteca Gino Bianco

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