Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

" Unità" e " Volontà" Noi vediamo oltre e al disopra dei problemi prospettati dall'Unità un problema morale, che tutti li abbraccia, e ch'è implicito in ognuno di essi, un problema morale a risolvere il quale non basta né la riforma elettorale, né la riforma burocratica, né la costituzione dei bacini montani, né l'aumento degli stipendi ai professori. Non si forma un buon cittadino italiano, insegnando per quali ragioni lo scrutinio di lista con rappresentanza proporzionale sia superiore al collegio uninominale; con quali mezzi e in quale misura il Mezzogiorno soffra di sperequazioni economiche e di iniquità politiche, e cosi via. Esaminare questi problemi ad uno ad uno, proporne delle soluzioni e chiedere delle riforme concrete, rappresenta una grande illusione, se insieme non si crea l'anima del cittadino italiano, che a tali riforme può dare un valore benefico per l'Italia. E il cittadino italiano non si forma con l'istruzione: si forma con l'educazione morale. Il difetto maggiore degli italiani non è la mancanza d'istruzione, è la mancanza di coscienza morale. Perciò noi studiamo gli stessi problemi, che studia l'Unità; ma li studiamo con diverso animo, perché in ognuno di essi noi vediamo il medesimo problema morale. Prendiamo ad esempio il problema della burocrazia, a cui l'Unità desidera dedicare oggi le sue maggiori cure. Noi vediamo in questo problema tutta la nostra vita nazionale. È inutile discorrere di ruoli chiusi e di ruoli aperti, è inutile assalire la mentalità burocratica, finché gli italiani conserveranno la mentalità riformistica, che li porta a chiedere allo Stato ciò che non può dare, finché migliaia di giovani italiani attribuiranno maggiore stima alla sedia di un graffiacarte anziché al banchetto di un ciabattino, finché i piu diversi ceti sociali premeranno su lo Stato perché le pubbliche funzioni e quindi i pubblici funzionari siano moltiplicati. Ed è inutile pensare che questa mentalità riformistica e utopistica possa essere vinta, finché i giovani italiani continueranno ad essere educati come oggi lo sono nelle scuole dello Stato, che sono vere fabbriche d'ideologi sognatori ed utopistici. E la questione della scuola per noi non è questione di stipendi, di edifici scolastici e neanche questione di uomini, nel senso di sostituìre quei professori che per caso siano asini con professori che per caso siano geni. È una questione diversa. Per noi si deve dare modo allo scolaro di crearsi la sua vita. La consorella Unità, che tante volte si è occupata del problema scolastico, ha forse prospettato questa che per noi è l'essenza del problema? Si è mai occupata di quel tentativo per uscire dal dogmatismo pedagogico, ch'è la scuola Montessori? Non diciamo che il tentativo sia riuscito perfetto: ma ha assai maggiore importanza nazionale che la legge Casati, o il numero dei fabbricati scolastici, o gli stipendi dei professori. Si è mai occupata di un altro tentativo: quello del Ferretti,2 di cui ci occupiamo in questo stesso numero? 3 E quello che noi diciamo della scuola si può dire di tutti i cosi detti problemi della vita nazionale, i quali non sono per noi che vari aspetti di un medesimo problema morale, che la guerra ha reso piu che mai imperativo. Se non c'inganniamo, c'è nel pensiero degli scrittori di Volontà un grande equivoco a nostro riguardo. Quello, che essi ci accusano di trascurare, "il problema morale," "l'educazione morale," è tanto poco assente dal nostro lavoro, che esso è il presupposto continuo di tutto il nostro lavoro. Solamente, noi non sentiamo la necessità di ripetere continuamente che occorre risolvere "il problema morale," che occorre rifare "l'educazione morale," per la ragione semplicissima che chi sente queste verità non ha bisogno che gliele ripetiamo, e chi non le sente ... è il primo a gridarle ogni quarto d'ora. Quale partito, quale camorra, quale gruppo professionale, quale individuo isolato, per quanto briccone sia, nega la esistenza di un "problema 2 Ferretti Giovanni (1885-1952), letterato, provveditore agli studi, direttore generale al Ministero della pubblica istruzione, diresse l'organizzazione della scuola nelle terre liberate. [N.d.C.] 3 G. SALVEMINI, Il problema politico della scuola media, in "L'Unità," VIII, n. 13, 29 marzo 1919. [N.d.C.] 529 Bibloteca Gino Bianco

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