Siderurgici e fornitori facesse largo anche a una degna rappresentanza operaia. Ma certi finanzieri, che alla vigilia della guerra stavano per fallire, certi fornitori dello Stato, improvvisamente arricchiti senza annoso lavoro, senza intelligenza né coscienza, ma certi banchieri e consulenti legali delle industrie, quale contributo fattivo possono dare alla vita del Parlamento? Siamo disposti ad andare anche piu in là sulla via delle... simpatie siderurgiche. Preferiamo, per esempio, vedere alla Can1era un finanziere, di cui tutti sanno che farà l'interesse della Piombino e della Ilva, piuttosto che un avvocato, che sia pagato nascostamente dalla Piombino e dalla Ilva per fare i loro interessi. Il primo sarebbe meno pericoloso del secondo, perché tutti conoscerebbero i motivi della sua azione parlamentare e dei suoi voti. Caso mai, spetterà alle altre industrie domandarsi se la presenza nella Camera di un diretto rappresentante degli azionisti di alcuni gruppi finanziari non crei loro un pericolo di concorrenze illegittime a base di pressioni politiche: e dovrebbero pensarci esse a intervenire nelle lotte elettorali, sia per impedire la vittoria dei candidati pericolosi, sia per presentare candidati proprii: - il Paese avrà sempre qualcosa da guadagnare da contrasti di questo genere. E anche se i contrasti fossero eliminati mediante un trust elettorale di tutti i siderurgici e di tutti i fornitori, la chiarezza delle posizioni costringerebbe gli elettori ad assumersi senza scappatoie le proRrie responsabilità. E se gli elettori preferissero una Camera di ben conosciuti uomini di affari a una Camera di persone indipendenti da interessi finanziari, tanto peggio per loro. Nelle candidature siderurgiche e affaristiche, di cui parliamo, ci ripugnano, non i nomi e gli interessi notorii dei candidati, ma i metodi con cui si tenta la scalata. Questi ricchi di guerra, comprano, nei collegi presi d'assalto, terre e case a prezzi fantastici; comprano alberghi, che sono sempre stati passivi; comprano giornali, regalando cinquantine di migliaia di lire ai vecchi direttori, perché cedano il posto a specialisti di elezioni; fanno elargizioni a piene mani a società operaie, a istituti di beneficenza, a chiese: considerano i voti degli elettori come azioni bancarie, e li accaparrano coi metodi con cui alla borsa si fa incetta di titoli per giocare al rialzo o al ribasso: trattano i collegi come sono state trattate la Banca italiana di sconto e la Banca commerciale da chi aveva interesse a metterle sotto il loro controllo. E tutti si presentano come candidati... democratici. E i giornali, da essi comprati, assumono tutti bandiera democratica. Sono capaci magari di dichiararsi appassionati della Società delle nazioni - essi, i padroni e amministratori di industrie di guerra -, salvo beninteso a combattere a suo tempo la limitazione internazionale degli armamenti e il divieto della fabbricazione privata delle armi, cioè del traffico del sangue umano. E il collegio uninominale è il paraninfo di questa razza di democratici, che nella ristretta circoscrizione di poche migliaia di elettori hanno buon gioco, seminando favori, promesse e fogli da mille, per accaparrarsi quel tanto di elettori, che assicuri la vittoria. Mai come oggi la parola democrazia 527 BiblotecaGino Bianco
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==